Coronavirus: meno contatti dal vivo con anziani fragili

Coronavirus: meno contatti dal vivo con anziani fragili

3 marzo

Un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale: così l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito l’epidemia di COVID-19. A subire le peggiori conseguenze in caso di infezione sono le persone più avanti con gli anni, soprattutto gli over 65, peggio se con altre patologie preesistenti, in particolare quelle cardiovascolari, diabete, insufficienza respiratoria cronica e ipertensione.

“Secondo i dati Istat, l’Italia è un Paese con un alto tasso di anziani, il 22,8% della popolazione ha più di 65 anni – spiega Michele Conversano, presidente di HappyAgeing, l’Alleanza per l’Invecchiamento Attivo – è di loro che dobbiamo preoccuparci, visto che il virus ha dimostrato fino a oggi di essere pericoloso in modo crescente a partire dai 65 anni. Contro l’influenza e contro la polmonite da pneumococco ci sono i vaccini, che le categorie a rischio dovrebbero aver già fatto: ma contro questo virus ora l’unica arma che abbiamo è cercare di evitare il contagio, e intorno a questo obiettivo serve un comportamento responsabile di tutti”.

“Il primissimo passo è applicare le regole che il Ministero della Salute ha diffuso – spiega il presidente di HappyAgeing - come lavarsi spesso le mani, mantenere un’alimentazione corretta e chiamare il medico in caso di sintomi sospetti, come febbre, tosse e difficoltà respiratorie, senza andare nei pronto soccorso o negli ambulatori. Occorre poi che tutti tengano a mente che il virus si trasmette soprattutto attraverso la saliva: quando parliamo con queste persone dobbiamo avere maggiori accortezze per evitare di diffondere rapidamente il virus. Sappiamo che questi anziani fragili spesso soffrono l’isolamento sociale, che normalmente va combattuto, ma in questo momento c’è un problema più grande da affrontare. Per una volta, invece di una visita di persona o un abbraccio, vanno bene telefonate, video e messaggi. E dove le Regioni stanno consigliando di evitare di uscire e di ridurre al minimo la vita sociale, è bene farlo. Questo non significa cadere nell’allarmismo ma capire che questa è una misura di protezione. E aggiungo anche che non è assolutamente accettabile il pensiero – che a volte ho sentito – che la situazione sia meno grave perché “tanto riguarda gli anziani”: è una forma di discriminazione che purtroppo esiste. Dal nostro punto di vista, consideriamo inaccettabile qualunque tono di leggerezza sui rischi a cui va incontro la popolazione più anziana”.

Ma al di là e in aggiunta alle precauzioni di tipo sanitario è necessario difendere queste fasce più a rischio anche da un altro pericolo, che si è già dimostrato reale: quello delle truffe. Ne sono state già scoperte diverse, dai tentativi di introdursi in casa con la scusa di controlli, alla vendita a prezzi assurdi di mascherine e disinfettanti, alcuni anche di dubbia efficacia.

HappyAgeing è l’Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo, nata nel 2014 per promuovere nel nostro Paese politiche e iniziative volte a tutelare la salute dell’anziano e a sviluppare le indicazioni della Commissione europea sul fronte dell’invecchiamento attivo. Di HappyAgeing fanno parte Federsanità ANCI, la Società Italiana di Geriatria e Gerontologia, Sigot, la Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa, la Società Italiana di Igiene, i sindacati SPI CGIL, FNP CISL, UIL Pensionati, e la Federazione Anziani e Pensionati ACLI e. Le modalità operative dell’Alleanza si realizzano attraverso la confluenza di tutte le realtà che si occupano del benessere degli anziani e lo sviluppo e la replicazione sul piano nazionale di esperienze realizzate con successo nel contesto locale e validate scientificamente dai partner di HappyAgeing.

HappyAgeing è membro dell’International Federation of Ageing-IFA. Prestigiosa organizzazione non governativa internazionale impegnata per garantire l’invecchiamento attivo in salute su scala globale. L’IFA è osservatore permanente presso le Nazioni unite.

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