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Pensa a cosa mangi. Alimentazione e salute delle persone anziane

 
 
 
 

Le abitudini alimentari delle persone anziane hanno un sicuro influsso sulle condizioni di benessere e sulla salute. Ciò si lega alla necessità di mantenere una buona alimentazione e una dieta equilibrata in particolare nelle fasi avanzate dell’età. Attraverso la ricerca "Pensa a cosa mangi" svolta dallo Spi Cgil e dalla Fondazione Di Vittorio, con la collaborazione dell’Auser nazionale, vengono in luce sia le possibilità e i limiti oggettivi sia gli orientamenti soggettivi a seguire una buona alimentazione. 

Dalla ricerca emerge come la buona alimentazione degli anziani appaia sì legata alle specificità delle culture alimentari locali e regionali e alle esigenze specifiche dell’età anziana, ma si evidenziano anche fattori oggettivi che portano le persone anziane a limitare e comprimere (sia quantitativamente sia qualitativamente) le proprie scelte alimentari. 

Anzitutto, si tratta di una questione di reddito da pensione disponibile, il quale incide notevolmente per i redditi più bassi rispetto al paniere degli alimenti. Ciò mostra anche effetti per la salute: minore frequenza della diagnostica e maggiori problemi di masticazione. Viceversa, i redditi più alti mantengono una maggiore qualità e varietà della dieta, e inoltre sono più aperti a modalità di spesa innovative (mercati a Km0, Gruppi di acquisto, etc.).

È da segnalare una vera e propria diminuzione dei pasti giornalieri per una quota minoritaria (ma non marginale: intorno al 15%-20%) di anziani che saltano il pranzo o la cena, a causa della perdurante crisi economica. Oltre alle difficoltà economiche, un elemento critico che influenza la buona alimentazione risiede nelle forme della convivenza e nell’accessibilità del territorio: le persone sole, e quelle via via più anziane, hanno minori opportunità relazionali e di stimolo per tenere alti gli standard alimentari, mostrando anche un raggio d’azione della spesa più ristretto.

Nel complesso, gli anziani si mostrano disponibili a cambiare la propria dieta e anche ad attivarsi nella frequenza di corsi di formazione e occasioni informative. Questo orientamento risulta più accentuato tra le donne, al centro-nord, tra le persone che convivono con il coniuge e anche tra le persone che hanno diminuito i pasti a causa della crisi (con l’eccezione, significativa, delle persone con i più bassi redditi da pensione).

Qualche dato
Il 17,7% degli anziani ha patito una diminuzione in quantità e qualità dei pasti giornalieri a causa della crisi che ha inciso di più tra  gli over 75. Le donne - tra cui è presente una quota maggiore di  vedove - per il 20% hanno diminuito pasti e consumi, contro il  15,55 degli uomini. Secondo quanto emerso dai 7.241 questionari analizzati (11  mila quelli inviati, con un'età media tra 69 e 70 anni), la  crisi ha pesato di più fra le persone meno istruite, tra chi ha  le pensioni più basse e tra chi risiede al Sud e nelle Isole.  Tre quarti degli intervistati consumano tre pasti regolari al  giorno, pochi coloro che ne consumano 4 (8,9%, di preferenza i  tre pasti principali e una merenda pomeridiana), e solamente il  3,9% ne consuma 5 in 24 ore e il 7,7% consuma meno di 3 pasti.  Il 13,4% degli anziani con reddito fra i 500 e gli 800 euro  consuma meno di tre pasti e ancora di più le persone che li  hanno diminuiti per la crisi (ben il 17,8% consuma meno di 3  pasti al giorno).  Secondo la ricerca chi ha patito la crisi fa la spesa soprattutto nei discount (38,7% contro 20,9% di chi non ne ha  subito i contraccolpi), ritorna nei mercati rionali (31,7%  contro 22,6%), abbandona i supermercati (49,8%, contro 82,8% del  totale), ma ricorre in maniera analoga ai negozi di quartiere  (22,3% contro 25,4%). Inoltre, sebbene non cambi la frequenza  con cui si fa la spesa settimanalmente, per coloro che hanno  diminuito i pasti è più frequente l'esclusività con un singolo  luogo della spesa (56,5% contro 46,9%).