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Pensionati nei musei. Troviamo insieme una soluzione

 
 


Lettera aperta al Ministro Franceschini

Pensionati nei musei. Troviamo insieme una soluzione.

Caro Ministro,
ho letto della Sua intenzione di riorganizzare il piano tariffario dei musei e di far pagare dal 1° luglio l’ingresso anche ai pensionati, che finora erano esonerati.
Leggo i dati forniti dal suo Ministero – più di un terzo dei visitatori non paga il biglietto – e capisco le sue ragioni.
L’arte e la cultura sono il nostro petrolio. Che il governo italiano lo abbia finalmente capito e abbia deciso di mettere a frutto l’immenso patrimonio artistico di cui siamo in possesso è davvero una buona notizia.
Trovo ragionevole l’idea che il pensionato giapponese o americano che viene in visita nel nostro paese paghi per entrare in un museo. Così come è giusto che ai giovani sia data invece la possibilità di farlo gratuitamente. Ci mancherebbe.
Mi si permetta però di esprimere più di qualche dubbio sulla decisione di far pagare il biglietto per intero a tutti i pensionati.
I pensionati non sono tutti uguali. Quanti milioni di anziani e di pensionati vivono con 500 euro al mese e quanti quelli che non arrivano a mille euro? Sono la stragrande maggioranza e sfido chiunque a dire che sono dei privilegiati.
Perché allora colpire nel mucchio? Perché usare la mannaia con loro?
Vede, caro Ministro, nei musei i pensionati ci vanno eccome, anche e soprattutto perché fino ad oggi non hanno pagato.
Si faccia un giro in un qualsiasi museo in una normale mattina di un giorno feriale. Noterà che la maggior parte dei visitatori hanno più di 65 anni. E tra questi non ci sono solo gli appassionati o quelli che hanno un livello culturale e d’istruzione medio-alto. Ci sono anche tanti che hanno lavorato per una vita, che non hanno avuto il modo né la possibilità di passare qualche ora in un museo e che hanno voglia di riprendersi un po’ di quello a cui hanno dovuto rinunciare prima che andassero in pensione.
Non dico che Lei debba ritirare questa Sua decisione. Dico solo che la dovrebbe rivedere e aggiustare. E magari cominciare a far pagare il biglietto a tutte quelle categorie – stavolta si, di privilegiati – che oggi non lo pagano, più o meno ufficialmente. Penso ai giornalisti iscritti all’ordine che hanno l’ingresso gratuito a tutti i musei di proprietà dello Stato. E penso anche ai politici, che molto spesso entrano prendendo un appuntamento privato con il direttore del museo.
Lo sanno tutti, lo so io e lo sasicuramente pure Lei che la prassi è questa.
Per quanto riguarda invece il tema pensionati sono a proporLe una soluzione diversa da quella da Lei prospettata.
Non basta dire che nei musei possono entrare gratis una volta al mese. E’ troppo poco e non è giusto.
Prendiamo invece a riferimento ciò che succede con i cinema, con gli over 65enni che entrano con un biglietto ridotto tutti i giorni fatta eccezione per il sabato e la domenica. Si potrebbe quindi applicare loro una tariffa ridotta che valga per tutta la settimana e teniamo in piedi la Sua idea di farli entrare gratis una volta al mese.
In questo modo chi avrà le facoltà economiche per potersi permettere una visita in un museo lo farà più volentieri in qualsiasi giorno, pagando il giusto.
Chi invece questa facoltà non ce l’ha proprio aspetterà il giorno stabilito per entrare gratis.
Mi sembra una proposta ragionevole, forse meno immediata da quella avanzata da Lei perché è certamente più facile dire che tutti i pensionati devono pagare piuttosto che ingegnarsi per trovare altre soluzioni. Ma perché non provarci, caro Ministro? Sono certa che  i pensionati italiani apprezzeranno lo sforzo.


Carla Cantone
Segretario generale Spi-Cgil