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21 maggio 2012
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Sicurezza

Il tema della sicurezza non è una moda contingente e nemmeno un problema di “semplice” ordine pubblico. E’ tema connaturato alla complessità delle società moderne ed alla velocità con le quali queste cambiano, per effetto dell’innovazione tecnologica e culturale e della globalizzazione che l’economia moderna favorisce. Il senso di insicurezza è poi ingigantito dall’impoverimento delle relazioni sociali e da un sistema mediatico capace di concentrare l’intera opinione pubblica su singoli fatti di cronaca, facendone terreno della propria promozione commerciale.
La crescente insicurezza condiziona pesantemente i comportamenti personali, ben oltre l’effettiva presenza di minacce, e si è naturalmente prestata ad un acceso confronto politico, con le destre che tendono ad utilizzarne la diffusione per accreditare risposte esclusivamente poliziesche e repressive, poco efficaci ed anzi pericolose per la convivenza tra culture diverse e persino per la qualità della democrazia; la sinistra solo recentemente ha superato una diffusa sottovalutazione del problema ed ha cominciato a proporre una idea di sicurezza coerente con l’esigenze di rinnovare e rilanciare le politiche sociali.
L’approvazione della legge n.94/2009 che oltre ad introdurre il reato di clandestinità affida all’auto-organizzazione dei cittadini (in “ronde”, seppure sottoposte a responsabilità pubblica) il controllo del territorio, rappresenta un ulteriore gravissimo errore.
Lo sviluppo di “Patti per la sicurezza” rappresenta invece un dato abbastanza positivo. Il loro limite è dato dalla natura quasi esclusivamente “istituzionale” delle intese, opportunamente funzionali ad un miglior coordinamento tra forze di polizia ed istituzioni locali, ma con ricadute modeste sul versante del coinvolgimento dei cittadini. A questo proposito, per attuare politiche concertate e per realizzare modelli e sistemi piu avanzati di sicurezza partecipata, vanno sollecitati Protocolli o Contratti locali per la sicurezza.
Solo attraverso un coinvolgimento reale dei tanti soggetti e attori sociali presenti sul territorio è infatti possibile rafforzare la cultura della legalità e costruire nuove modalità di convivenza tra culture e generazioni diverse, in una società sempre più frantumata ed attraversata da pesanti solitudini.
Il nostro intervento deve saper intervenire su questi limiti, sostenendo le Istituzioni e le forze di polizia nella loro azione di contrasto alla criminalità ma anche promuovendo politiche di contrasto alla crescente insicurezza determinata nei soggetti più fragili da ambienti di vita inadeguati, culture aggressive ed anti-solidali, relazioni sociali scarse o nulle.

- Presentazione campagna "Non ci casco" - Alessandria 9 luglio 2010 (.pdf)
- Cgil e Spi aderiscono alla carovana antimafia (.pdf)
- documento su sicurezza e legalità dello Spi Emilia Romagna - aprile 2009 (.pdf)
-dichiarazione stampa di Lucio Saltini - 26 febbraio 2009
(.pdf)
- obiettivi rivendicativi e di lavoro sindacale (.pdf)
 

Sicurezza

Il tema della sicurezza non è una moda contingente e nemmeno un problema di “semplice” ordine pubblico. E’ tema connaturato alla complessità delle società moderne ed alla velocità con le quali queste cambiano, per effetto dell’innovazione tecnologica e culturale e della globalizzazione che l’economia moderna favorisce. Il senso di insicurezza è poi ingigantito dall’impoverimento delle relazioni sociali e da un sistema mediatico capace di concentrare l’intera opinione pubblica su singoli fatti di cronaca, facendone terreno della propria promozione commerciale.
La crescente insicurezza condiziona pesantemente i comportamenti personali, ben oltre l’effettiva presenza di minacce, e si è naturalmente prestata ad un acceso confronto politico, con le destre che tendono ad utilizzarne la diffusione per accreditare risposte esclusivamente poliziesche e repressive, poco efficaci ed anzi pericolose per la convivenza tra culture diverse e persino per la qualità della democrazia; la sinistra solo recentemente ha superato una diffusa sottovalutazione del problema ed ha cominciato a proporre una idea di sicurezza coerente con l’esigenze di rinnovare e rilanciare le politiche sociali.
L’approvazione della legge n.94/2009 che oltre ad introdurre il reato di clandestinità affida all’auto-organizzazione dei cittadini (in “ronde”, seppure sottoposte a responsabilità pubblica) il controllo del territorio, rappresenta un ulteriore gravissimo errore.
Lo sviluppo di “Patti per la sicurezza” rappresenta invece un dato abbastanza positivo. Il loro limite è dato dalla natura quasi esclusivamente “istituzionale” delle intese, opportunamente funzionali ad un miglior coordinamento tra forze di polizia ed istituzioni locali, ma con ricadute modeste sul versante del coinvolgimento dei cittadini. A questo proposito, per attuare politiche concertate e per realizzare modelli e sistemi piu avanzati di sicurezza partecipata, vanno sollecitati Protocolli o Contratti locali per la sicurezza.
Solo attraverso un coinvolgimento reale dei tanti soggetti e attori sociali presenti sul territorio è infatti possibile rafforzare la cultura della legalità e costruire nuove modalità di convivenza tra culture e generazioni diverse, in una società sempre più frantumata ed attraversata da pesanti solitudini.
Il nostro intervento deve saper intervenire su questi limiti, sostenendo le Istituzioni e le forze di polizia nella loro azione di contrasto alla criminalità ma anche promuovendo politiche di contrasto alla crescente insicurezza determinata nei soggetti più fragili da ambienti di vita inadeguati, culture aggressive ed anti-solidali, relazioni sociali scarse o nulle.

- Presentazione campagna "Non ci casco" - Alessandria 9 luglio 2010 (.pdf)
- Cgil e Spi aderiscono alla carovana antimafia (.pdf)
- documento su sicurezza e legalità dello Spi Emilia Romagna - aprile 2009 (.pdf)
-dichiarazione stampa di Lucio Saltini - 26 febbraio 2009
(.pdf)
- obiettivi rivendicativi e di lavoro sindacale (.pdf)
 

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