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15/3/2012
In Italia la quota di popolazione anziana è in costante crescita. C’è un forte bisogno di politiche, che sostengano l’invecchiamento attivo ed insieme garantiscano inclusione ed assistenza alle persone in condizioni di fragilità personale e difficoltà sociale e ambientale. Per questo lo Spi-Cgil ha sempre dato centralità alla questione della non autosufficienza. In Italia sono circa due milioni gli anziani non autosufficienti che non riescono ad avere alcun tipo di assistenza e di servizio. Per sviluppare una efficace politica sono necessarie, accanto al ripristino delle risorse pubbliche annullate dal governo Berlusconi e dal miglior utilizzo dei Fondi europei, buone pratiche nell’assistenza domiciliare agli anziani. Vanno sviluppati i servizi di cura e le prestazioni appropriate e vanno definiti i Leps al fine di assicurare una piena integrazione tra interventi sociali e sanitari. - programma - Gli interventi per la non autosufficienza e l'ADI (Schede) - Assistenza domiciliare: Il territorio programmazione e riferimenti normativi della Regione Toscana
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21/05/2010
Dal seminario su: “L’importanza della dimensione territoriale nelle politiche di coesione comunitaria”promosso e realizzato dall’Anci il 20 maggio a Roma sono venuti due segnali allarmanti rispetto al futuro della politica di coesione. Il primo è relativo allo spostamento di risorse dalla coesione e dall’agricoltura per finanziare le nuove funzioni della Commissione Europea a cominciare dal nuovo servizio di politica estera. Il secondo è relativo all’utilizzo dei Fondi europei per fronteggiare la crisi, a partire dalle risorse non spese della “convergenza”, che può colpire anche le nostre Regioni meridionali se non realizzeranno i loro progetti bene e nei tempi previsti. Per quanto riguarda le prospettive di riforma della coesione, al 2013 sono confermati i principi dell’integrazione (tra diversi obiettivi e tra i diversi libelli istituzionali); del territorio dove fare degli Enti locali il punto di congiunzione tra politiche ordinarie e Fondi europei; della copertura di tutti i territori (per priorità e risorse diverse) perché la coesione sia parte delle politiche di sviluppo e non solo sostegno alle aree più deboli. È un’idea di riforma interessante, ma che corre il rischio di avere a disposizione risorse troppo scarse per potere funzionare bene. 05/02/2010
Le riunioni delle Conferenze Stato-Regioni previste per la fine di gennaio sono state annullate per la decisione delle Regioni di non parteciparvi se il CIPE non esaminerà i PAR-FAS regionali, come doveva fare da mesi dopo l’impegno assunto dal Governo. Si tratta di 23 miliardi di euro (essendo stati erogati solo i 4 miliardi della Sicilia) tenuti bloccati a fronte del fatto che per quasi tutte le regioni si è completato l’iter con l’approvazione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) e la presa d’atto del CIPE. (vd. Tavola 1). Il ritardo nella loro approvazione provoca alle Regioni problemi economici seri, soprattutto in quelle dove su alcuni capitoli di spesa ritenuti urgenti (dalle infrastrutture ai servizi sociali) si sono anticipati fondi ricorrendo alle risorse ordinarie. Il vice-presidente della Giunta calabrase Domenico Cersosimo si chiede se dietro questa azione dilatoria del Governo non ci siano “manovre politiche che hanno lo scopo di indebolire, anzi impedire l’azione delle Regioni in una fase delicata come questa, a ridosso di un appuntamento elettorale cruciale”.
27/01/2010
Un bilancio dei progetti di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI)
Il Dipartimento per lo sviluppo (DPS) ha reso noto un rapporto sullo stato di avanzamento degli Obiettivi di Servizio al 30 novembre 2009. Per quanto riguarda l’ADI, dopo aver ricordato che esso è inserito nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e che deve essere garantito in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, viene segnalata la situazione assai diversa tra le Regioni del Mezzogiorno. (vd. Tabella) Il rapporto richiama la necessità di valutare l’effettiva integrazione tra prestazione sanitaria e prestazione sociale e quindi di verificare la qualità degli accordi tra Aziende Sanitarie e Comuni.
La politica regionale unitaria, finanziata da risorse aggiuntive, comunitarie e nazionali, provenienti rispettivamente dal bilancio europeo (fondi strutturali) e dal bilancio nazionale (fondo di cofinanziamento nazionale ai fondi strutturali e fondo per le aree sottoutilizzate – FAS), è specificatamente diretta a garantire che gli obiettivi di sviluppo siano raggiunti da tutti i territori regionali, anche e soprattutto da quelli che presentano squilibri economico-sociali, con una forte integrazione tra interventi ordinari e comunitari.
E’ finanziata con risorse, che si aggiungono alla spesa ordinaria, provenienti dal bilancio europeo e dal cofinanziamento nazionale. Questo vale per:
Con finanziamenti solo nazionali opera il Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS) Il FAS è stato istituito nel 2003 ed è gestito dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) Garantisce attraverso la Legge Finanziaria risorse aggiuntive nazionali alle politiche di coesione e sviluppo; È un sistema decisionale affidato alla cooperazione fra Stato e Regioni.
- Patto per la salute e Fondi FAS: un punto critico
La commissione “Politiche dell’Unione Europea” del Senato, dopo una sua indagine conoscitiva, ha messo in rilievo l’ottima riuscita della programmazione 2000-2006 (non sono state spese solo lo 0,4% delle risorse), mentre ha rilevato che i ritardi per il periodo 2007-2013 sono legati ad un problema di regolamento. Il governo italiano non ha ancora resa operativa l’autorità di controllo sulla spesa, senza la quale la Commissione Europea non procede ai pagamenti. Per quanto riguarda le qualità della spesa va invece notato che nel periodo 2000-2006 15Miliardi (il 30% delle risorse destinate al Sud) sono stati utilizzati per progetti già decisi a livello nazionale con gli interventi ordinari e non per interventi aggiuntivi per lo sviluppo del Mezzogiorno. Vanno ora riconsegnati alle Regioni meridionali, ma le recenti scelte del Governo sui FAS (Fondo aree sottoutilizzate) lasciano poco sperare. Infatti la Commissione del Senato lancia un allarme: “le recenti vicende relative all’utilizzo del FAS, per alcuni sono da considerare anche come espressione della riduzione dell’afflato meridionalista del dopoguerra nella politica nazionale”. Infatti parte dei Fondi europei più che promuovere lo sviluppo del Mezzogiorno, hanno contribuito, liberando fondi nazionali, al risanamento dei conti pubblici”.