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Case sicure, migliaia le famiglie italiane a rischio ma il centrodestra non muove un dito

La tragedia dei quattro bambini Rom che a Roma hanno perso la vita nel rogo della casupola di cartapesta in cui vivevano dopo l’ennesimo sgombero eseguito dall’amministrazione Alemanno, ripropone con forza l’assenza di politiche nazionali e locali che affrontino il problema della condizione di precarietà e insicurezza abitativa in cui vivono centinaia di migliaia di famiglie nel nostro paese.

Si tratta dell’ennesima tragedia annunciata che coinvolge, con cadenza sempre più ravvicinata bambini, anziani, famiglie intere - non solo nei campi rom, ma anche nelle periferie urbane e nei comuni - che abitano in situazioni alloggiative che diventano facilmente trappole mortali quando, nei mesi di freddo, si usano sistemi di riscaldamento fuori norma.

Il presidente Napolitano, esprimendo cordoglio e solidarietà ai genitori dei bambini morti, ha posto con forza l’urgenza di assicurare un “alloggio dignitoso” alle famiglie che vivono in insediamenti improvvisati o in campi abusivi. Il punto vero è proprio questo. Affrontare l’emergenza abitativa in Italia con misure adeguate e non demagogiche. Invece assistiamo a sgomberi che, senza offrire alcun alloggio alternativo, spostano il problema in avanti e aggravano le condizioni di pericolo e di insicurezza. E si rendono esecutivi diecine di migliaia di sfratti per morosità senza garantire il passaggio da casa a casa.

L’attuale governo, e le amministrazioni regionali e locali di centrodestra, sono tanto attenti agli interessi della speculazione edilizia e della rendita immobiliare quanto distratti e incuranti di fronte alla condizione abitativa delle fasce più disagiate della popolazione.

Il “piano casa”, di cui si torna a parlare come la panacea della ripresa economica, si rivolge in realtà a chi la casa ce l’ha già e la vuole allargare, non a chi soffre il dramma della mancanza di un alloggio o di uno sfratto. Il centrodestra teorizza la più totale deregulation ossia l’eliminazione di qualsiasi vincolo urbanistico o normativo, compreso quello antisismico.
Nessun piano casa è previsto invece per le famiglie più esposte alla crisi e che non ce la fanno a pagare il canone. Anzi, con l’ultima finanziaria, il fondo sociale di sostegno per le famiglie in affitto a basso reddito è stato di fatto cancellato. E, a fronte di 650 mila domande per accedere ad un alloggio popolare, che giacciono inevase da anni, languono gli investimenti per l’edilizia residenziale pubblica.

Lo stesso “piano di edilizia sociale” – ancora al palo, a due anni dall’approvazione della legge – in realtà si rivolge quasi esclusivamente a famiglie di ceto medio e rischia di diventare l’ennesimo regalo ai grandi costruttori e alla rendita.

Manca dunque una politica dell’abitare che, da un lato, rafforzi il mercato dell’affitto a canoni sociali e, comunque, accessibili e, dall’altro, programmi una serie di interventi di riqualificazione e di messa in sicurezza del patrimonio edilizio esistente e dei quartieri urbani più degradati.

La cedolare secca sui redditi da locazione, inserita nel provvedimento bocciato sul cosiddetto federalismo municipale, regala un miliardo e mezzo di minori imposte alla proprietà immobiliare senza alcuna contropartita per gli inquilini né come abbassamento dei canoni né come deduzione dell’affitto pagato dal reddito.

(09.02.2011)

 

Case sicure, migliaia le famiglie italiane a rischio ma il centrodestra non muove un dito

La tragedia dei quattro bambini Rom che a Roma hanno perso la vita nel rogo della casupola di cartapesta in cui vivevano dopo l’ennesimo sgombero eseguito dall’amministrazione Alemanno, ripropone con forza l’assenza di politiche nazionali e locali che affrontino il problema della condizione di precarietà e insicurezza abitativa in cui vivono centinaia di migliaia di famiglie nel nostro paese.

Si tratta dell’ennesima tragedia annunciata che coinvolge, con cadenza sempre più ravvicinata bambini, anziani, famiglie intere - non solo nei campi rom, ma anche nelle periferie urbane e nei comuni - che abitano in situazioni alloggiative che diventano facilmente trappole mortali quando, nei mesi di freddo, si usano sistemi di riscaldamento fuori norma.

Il presidente Napolitano, esprimendo cordoglio e solidarietà ai genitori dei bambini morti, ha posto con forza l’urgenza di assicurare un “alloggio dignitoso” alle famiglie che vivono in insediamenti improvvisati o in campi abusivi. Il punto vero è proprio questo. Affrontare l’emergenza abitativa in Italia con misure adeguate e non demagogiche. Invece assistiamo a sgomberi che, senza offrire alcun alloggio alternativo, spostano il problema in avanti e aggravano le condizioni di pericolo e di insicurezza. E si rendono esecutivi diecine di migliaia di sfratti per morosità senza garantire il passaggio da casa a casa.

L’attuale governo, e le amministrazioni regionali e locali di centrodestra, sono tanto attenti agli interessi della speculazione edilizia e della rendita immobiliare quanto distratti e incuranti di fronte alla condizione abitativa delle fasce più disagiate della popolazione.

Il “piano casa”, di cui si torna a parlare come la panacea della ripresa economica, si rivolge in realtà a chi la casa ce l’ha già e la vuole allargare, non a chi soffre il dramma della mancanza di un alloggio o di uno sfratto. Il centrodestra teorizza la più totale deregulation ossia l’eliminazione di qualsiasi vincolo urbanistico o normativo, compreso quello antisismico.
Nessun piano casa è previsto invece per le famiglie più esposte alla crisi e che non ce la fanno a pagare il canone. Anzi, con l’ultima finanziaria, il fondo sociale di sostegno per le famiglie in affitto a basso reddito è stato di fatto cancellato. E, a fronte di 650 mila domande per accedere ad un alloggio popolare, che giacciono inevase da anni, languono gli investimenti per l’edilizia residenziale pubblica.

Lo stesso “piano di edilizia sociale” – ancora al palo, a due anni dall’approvazione della legge – in realtà si rivolge quasi esclusivamente a famiglie di ceto medio e rischia di diventare l’ennesimo regalo ai grandi costruttori e alla rendita.

Manca dunque una politica dell’abitare che, da un lato, rafforzi il mercato dell’affitto a canoni sociali e, comunque, accessibili e, dall’altro, programmi una serie di interventi di riqualificazione e di messa in sicurezza del patrimonio edilizio esistente e dei quartieri urbani più degradati.

La cedolare secca sui redditi da locazione, inserita nel provvedimento bocciato sul cosiddetto federalismo municipale, regala un miliardo e mezzo di minori imposte alla proprietà immobiliare senza alcuna contropartita per gli inquilini né come abbassamento dei canoni né come deduzione dell’affitto pagato dal reddito.

(09.02.2011)

 

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