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Affitti: con la cedolare secca lo Stato perde 500 milioni di entrate

La denuncia arriva dalla Cgil e dal Sunia, il sindacato degli inquilini. Una misura iniqua che, oltre a far entrare meno soldi nelle casse dell’erario, favorirà i proprietari, non abbasserà gli affitti e colpirà pensionati e lavoratori.

L’hanno chiamata “cedolare secca” ed è la nuova imposta sui proventi da affitto che i proprietari di immobili pagheranno al fisco. Una specie di regalo previsto nella bozza sul federalismo fiscale, grazie alla quale i proprietari di case verseranno al fisco una somma fissa pari al 20 per cento degli importi derivanti dagli affitti anziché riportare questi ultimi nella dichiarazione fiscale e cumularli così a tutti i redditi percepiti. Una tassa ridotta che fissa una percentuale uguale per tutti, sia che si dichiari un milione di euro all’anno sia che se ne dichiarino ventimila.

Ma non è tutto. Perché la nuova imposta sulle locazioni potrebbe provocare una perdita di gettito per le casse dello Stato pari a cinquecento milioni di euro. È quanto affermano la Cgil e il Sunia che, dopo avere fatto i calcoli, denunciano l’iniquità di una manovra che non abbasserà gli affitti e continuerà a colpire lavoratori e pensionati.

A parlare chiaro sono i numeri, dicono a corso d’Italia. Le attuali entrate da Irpef su redditi da locazione (calcolate sull’intero monte affitti) ammontano infatti, a 3,635 miliardi (a fronte dei 5,1 miliardi dovuti con un’evasione quindi di quasi 1,5 miliardi di euro). Le entrate da cedolare secca, invece, sarebbero di circa 2,7 miliardi. E anche considerando i 440 milioni derivanti dall’eventuale emersione dal nero stimati dal servizio studi della Camera, le entrate si fermerebbero a 3,14 miliardi. Facendo registrare quindi una diminuzione di cinquecento milioni di euro.

Le critiche di Cgil e Sunia non si limitano peraltro, alla cedolare secca, ma coinvolgono anche la decisione di cancellare l’ipotesi di un fondo di sostegno per le famiglie, finanziato con un aumento dell’aliquota per la cedolare secca dal 20 al 23 per cento. Tale fondo, infatti, sebbene insufficiente, rappresentava un segnale di attenzione nei confronti di quanti vivono con difficoltà il problema dei costi di un alloggio. Allo stesso tempo si critica la misura sostitutiva che consiste nell’ipotesi di vietare aumenti degli affitti per i proprietari che scelgono la cedolare secca come forma di tassazione.
 

(02.02.2011)

Affitti: con la cedolare secca lo Stato perde 500 milioni di entrate

La denuncia arriva dalla Cgil e dal Sunia, il sindacato degli inquilini. Una misura iniqua che, oltre a far entrare meno soldi nelle casse dell’erario, favorirà i proprietari, non abbasserà gli affitti e colpirà pensionati e lavoratori.

L’hanno chiamata “cedolare secca” ed è la nuova imposta sui proventi da affitto che i proprietari di immobili pagheranno al fisco. Una specie di regalo previsto nella bozza sul federalismo fiscale, grazie alla quale i proprietari di case verseranno al fisco una somma fissa pari al 20 per cento degli importi derivanti dagli affitti anziché riportare questi ultimi nella dichiarazione fiscale e cumularli così a tutti i redditi percepiti. Una tassa ridotta che fissa una percentuale uguale per tutti, sia che si dichiari un milione di euro all’anno sia che se ne dichiarino ventimila.

Ma non è tutto. Perché la nuova imposta sulle locazioni potrebbe provocare una perdita di gettito per le casse dello Stato pari a cinquecento milioni di euro. È quanto affermano la Cgil e il Sunia che, dopo avere fatto i calcoli, denunciano l’iniquità di una manovra che non abbasserà gli affitti e continuerà a colpire lavoratori e pensionati.

A parlare chiaro sono i numeri, dicono a corso d’Italia. Le attuali entrate da Irpef su redditi da locazione (calcolate sull’intero monte affitti) ammontano infatti, a 3,635 miliardi (a fronte dei 5,1 miliardi dovuti con un’evasione quindi di quasi 1,5 miliardi di euro). Le entrate da cedolare secca, invece, sarebbero di circa 2,7 miliardi. E anche considerando i 440 milioni derivanti dall’eventuale emersione dal nero stimati dal servizio studi della Camera, le entrate si fermerebbero a 3,14 miliardi. Facendo registrare quindi una diminuzione di cinquecento milioni di euro.

Le critiche di Cgil e Sunia non si limitano peraltro, alla cedolare secca, ma coinvolgono anche la decisione di cancellare l’ipotesi di un fondo di sostegno per le famiglie, finanziato con un aumento dell’aliquota per la cedolare secca dal 20 al 23 per cento. Tale fondo, infatti, sebbene insufficiente, rappresentava un segnale di attenzione nei confronti di quanti vivono con difficoltà il problema dei costi di un alloggio. Allo stesso tempo si critica la misura sostitutiva che consiste nell’ipotesi di vietare aumenti degli affitti per i proprietari che scelgono la cedolare secca come forma di tassazione.
 

(02.02.2011)

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