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Meno soldi per l’Europa. A chiedere una riduzione delle spese previste nelle nuove prospettive economiche e finanziarie della Ue per il periodo 2014-2020 sono l’Italia e altri sette paesi (Austria, Germania, Finlandia, Francia, Olanda, Svezia e Gran Bretagna). L'iniziativa è stata presentata con una lettera degli otto paesi al Consiglio Affari Generali della Ue ed è stata annunciata dal sottosegretario Alfredo Mantica.
Fino a dicembre il Governo italiano si era rifiutato di aderire a questa proposta, mantenendo una linea, consolidata negli anni anche con i sindacati, di sostegno allo sviluppo di politiche e progetti europei. Ora il Governo italiano si mette sulla strada della “nazionalizzazione” degli interventi; chiede di ridurre i 5 miliardi di contribuzione netta che dà all’Europa e così favorisce la linea di chi (come la Gran Bretagna) non vuole più la politica di coesione (fondamentale per lo sviluppo del nostro Mezzogiorno) o di chi vuole dare più spazio (come la Francia) alla sola politica agricola.
Quella del Governo Italiano, sostiene lo Spi Cgil, è una posizione sbagliata e pericolosa: mentre chiede un ulteriore indebolimento delle politiche europee, invoca gli Eurobond per salvare la moneta unica, come se la debolezza dell’Euro non fosse conseguenza proprio di un’assenza di politiche comunitarie per lo sviluppo.
- Cgil: grave errore tagliare il Bilancio comunitario (comunicato)
15 settembre 2011