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Sull’emigrazione Quante saranno le persone in fuga dall’Africa, in cerca di un riparo dalle bombe e dalla repressione, in cerca di un lavoro, di qualche cosa da mangiare, di una prospettiva dignitosa di vita?
Non lo possiamo sapere con precisione; i numeri cambiano ogni giorno: crescono o diminuiscono a seconda di chi parla, a seconda delle convenienze di questo o quel personaggio politico, di questo o di quel partito. E non ci interessa sapere esattamente la quantità: è comunque notevole. Ci interessa invece cogliere la richiesta di aiuto che questi fratelli ci rivolgono nel momento in cui arrivano da noi, se arrivano, se non muoiono prima nel tentativo di attraversare il mare con i mezzi della disperazione.
Ci interessa, invece, valutare la qualità dell’accoglienza che riserviamo loro, le risorse stanziate per garantire un graduale processo di inserimento in una società che dal contributo di cittadini portatori di esperienze di vita, cultura e tradizioni diverse, può solo trarre arricchimento sociale ed economico. Non valutiamo le intenzioni, non ci interessa la propaganda che è solo dannosa: valutiamo i fatti.
Il governo italiano, fino all’altro giorno, non aveva stanziato un euro per provvedere all’accoglienza dei migranti il cui arrivo, ormai tutti lo sanno, non è un fenomeno passeggero, ma strutturale.
Le uniche risorse impiegate sono state quelle dell’Unione Europea e sono state utilizzate per i respingimenti, cioè esattamente per uno scopo opposto a quello per cui erano state stanziate.
Adesso, che le persone sono in fuga dal nord Africa in rivolta, e che siamo effettivamente davanti ad una emergenza, non abbiamo i mezzi e le strutture necessari per affrontarla. Ed è estremamente significativo che il presidente del consiglio usi modalità e termini simili a quelli usati per l’emergenza rifiuti in Campania.
E’ significativo di una sottocultura incivile che anni di propaganda hanno cercato di “inculcare” (questa volta il termine è corretto) nella popolazione del nostro paese, cercando di far dimenticare un passato, neanche troppo lontano, in cui i migranti eravamo noi e le sofferenze dell’inospitalità le pativamo noi.
Una legge barbara, il cosiddetto pacchetto sicurezza, ha introdotto il reato di clandestinità, così che coloro che arrivano nel nostro paese in cerca di un lavoro, sono già delinquenti prima ancora di aver commesso qualche malefatta.
Sono insopportabili le immagini che quotidianamente vengono diffuse dalle televisioni, o che abbiamo la ventura di vedere dal vivo. Persone trattate come fossero in prigione (via stringhe, cinture ecc), condizioni igieniche drammatiche con il rischio di malattie ed epidemie, scarsità di cibo ed acqua, governo incapace di rispettare gli impegni e di farsi rispettare dagli altri stati.
La Cgil,ha espresso la preoccupazione e l’indignazione della nostra organizzazione. Lo Spi-Cgil, che fa della solidarietà e del rispetto dei diritti delle persone il senso della propria esistenza, è al fianco dei migranti, di coloro che si prodigano per la loro accoglienza, con i propri iscritti e militanti e con le proprie strutture.
(19.04.2011)