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Esteri: lunedì a Bruxelles incontro promosso dalle donne Ferpa


Lavoro e pensioni: meno diritti per le donne europee


"Il lavoro retribuito e non retribuito delle donne - Impatto sulle pensioni e la qualità della vita " sarà al centro dell'incontro del Comitato donne della FERPA, la Federazione Europea dei Sindacati dei Pensionati e degli anziani, il prossimo 19 settembre a Bruxelles. All'incontro prenderà parte anche la rappresentanza dei sindacati dei pensionati e delle pensionate italiane.

"Le donne costituiscono la metà della popolazione mondiale e i due terzi della forza lavoro nel mondo, ma raggiungono solo un decimo del reddito mondiale e solo l'1% della ricchezza globale (ONU)” ricorda Renata Bagatin, Segretario Nazionale dello SPI CGIL e responsabile del Dipartimento Internazionale, sottolineando come la situazione in Europa non sia molto diversa.". "Molti diritti sono stati acquisiti - afferma la sindacalista - ma altrettanti devono essere ancora raggiunti in Europa come nel nostro Paese e molti, tuttavia, sembrano essere in pericolo. Basta riflettere sull'intervento odierno del nostro Premier circa l'invito all'Unione Europea a pronunciarsi sull'elevazione dell'età pensionabile in tutti i Paesi dell'Unione." "E' paradossale - stigmatizza Bagatin - che si ricorra all'Unione Europea a danno dei lavoratori per restringere i loro diritti anzicchè sostenere lo sviluppo degli investimenti come azione prioritaria nel rilancio dell'economia italiana ed europea".

"Siamo consci - prosegue Bagatin - del fatto che in tal modo è piu' facile far cassa invece di andare ad intaccare i privilegi della casta." Ed ancora "Non vorrei fare antipolitica ma non credo che i tagli alle province produrranno consistenti benefici, piuttosto provocheranno difficoltà ai cittadini. Senza dimenticare i disagi arrecati agli italiani all'estero, ed a quanti intraprendono nel nostro Paese, con i tagli alla rete consolare, invece di considerare i nostri connazionali un patrimonio ed una ricchezza per l'Italia. Si preferisce far pagare chi ha poco invece di chi ha di più, come logica vorrebbe."
D'altra parte, se in Italia stiamo vivendo una condizione sempre più difficile, anche altri Paesi dell'Unione attraversano una fase di grandi difficoltà. Per questo chiediamo che le donne della CES e della FERPA facciano fronte comune nella difesa di un lavoro dignitoso e di pensioni altrettanto dignitose" dichiara la responsabile del Dipartimento internazionale dello SPI CGIL, rivelando la forte preoccupazione del sindacato dei pensionati della CGIL per il futuro occupazionale delle donne. "In una società in cui si vanno restringendo le maglie dei finanziamenti per i servizi sociali, ciò potrebbe indurre molte donne a lasciare l'occupazione per sopperire alle necessità di cura familiare, ma questo comporterà una contrazione dei bilanci familiari ed un effetto devastante sui livelli pensionistici delle donne".


"Lavoro, sviluppo, occupazione, povertà" questi i temi al centro del Comitato delle donne della FERPA. “In Europa, solo i numeri sono diversi, sottolinea la sindacalista italiana, ma il principio di discriminazione è lo stesso: le donne trascorrono più tempo in lavori non retribuiti rispetto agli uomini e sono più spesso impiegate in lavori retribuiti ma sottopagati."
“La disuguaglianza tra uomini e donne in materia di retribuzione – fanno presente le donne della Ferpa- è profonda. Inoltre, l'impatto del divario salariale può essere grande, dal momento che un salario più basso aumenta il rischio di dipendenza finanziaria, non solo durante la vita lavorativa, ma anche alla fine: significa, infatti, pensioni più basse e, dunque, quindi un aumento del rischio di povertà nella terza età (Eurostat, ottobre 2010)”.

“I problemi connessi con la pensione – affermano dunque- sono dipendenti dal genere: le donne hanno spesso svolto un ruolo nell'educazione dei figli e nella cure delle persone non autosufficienti , ma questi periodi non sono, o solo parzialmente, inclusi nel calcolo del pensioni. Inoltre, anche a causa della difficoltà di accesso al mercato del lavoro, l'obbligo di accettare un part-time o qualsiasi altro tipo di lavoro precario e precario, così come la lentezza degli avanzamenti di carriera, rendono i loro redditi inferiori a quelli degli uomini, ed anche questo ha degli effetti sulle pensioni femminili”.
Dunque: “mentre i redditi degli uomini tendono ad aumentare con l'età, alle donne succede il contrario: il loro reddito tende invece a diminuire con l'età e riflette le interruzioni carriera e la segregazione occupazionale cui vanno soggette”. “C'è anche un altro fattore: le donne hanno più probabilità di lavorare part-time: il 32% della popolazione femminile lavora in part time mentre contro il 7% della popolazione maschile”.

“I governi non si sono ancora occupati di questo problema e non sono ancora in grado di convalidare questa ed altre forme atipiche di lavoro attraverso il diritto alla pensione. Il 60% delle madri lavorano a tempo parziale contro il 4% dei padri. Più di un quarto delle donne tra i 45 ei 64 anni forniscono assistenza e cure agli anziani e ai disabili non sono pagate”.
Inoltre: “il divario retributivo tra uomini e donne in Europa arriva al 18% (fino al 30% in alcuni paesi): la logica conseguenza è che le pensioni femminile sono solo il 30%- 60% di quelle degli uomini”.
“La partecipazione al mercato del lavoro è, mediamente, per gli uomini di età compresa tra 55 e i 64 anni residenti nell'Unione europea nel 2008, del 55% dove in in Ungheria si tocca il 38,5% mentre e la Svezia il 73,4% “. “Per le donne, le cifre corrispondenti sono del 36,9% in tutta l'UE, con un minimo del 12,4% a Malta e un picco del 66,7% in Svezia (dati della Commissione europea 2009)”.

“Tradizionalmente, le donne sono più propense degli uomini ad astenersi dal lavoro per occuparsi di familiari, bambini soprattutto i giovani e genitori anziani. Questo ha un impatto su due fronti: sui livelli delle pensioni che le donne ricevono: si accorcia la vita lavorativa e si riduce, dunque, il contribuito alla pensione finale e sui livelli di reddito, che in genere è inferiore”. In alcuni Paesi, le donne incidono tra l’80 ed il 90% sull’assistenza fornita alle persone anziane a domicilio e sulla cura dei bambini.
Il lavoro domestico non remunerato: l’ineguaglianza dei sessi in vecchiaia riflette le conseguenze della divisione del lavoro per genere e l’effetto delle responsabilità familiari delle donne sul percorso professionale. Le donne assumono un quantitativo sproporzionato di lavoro domestico: le loro responsabilità incidono sul lavoro ed hanno un forte impatto sulle loro pensioni.

Anche la povertà ha una distinzione di sesso : pensioni ridotte conducono a livelli più elevati di povertà. La maggior parte delle persone anziane sono donne interessate dai tassi più elevati di povertà. Le donne con più di 65 anni corrono un rischio maggiore di povertà rispetto agli uomini: in media il rischio di povertà per le donne è del 22% rispetto al 16% degli uomini. In media nei 27 Paesi dell’UE, il tasso di sostituzione suk posto di lavoro è più debole per le donne che per gli uomini (il 49% contro il 5% nel 2009).
Riforme di «privatizzazione» delle pensioni: tutte le società europee si trovano a dover fare i conti con l’invecchiamento della popolazione e, di conseguenza, riformano i sistemi pensionistici. Queste riforme sono messe in atto perlopiù da Governi conservatori che non necessariamente prendono in considerazione la dimensione relativa al genere. In realtà, dovrebbero farlo perché i problemi pensionistici sono fortemente caratterizzati da questioni di genere.

Il Comitato Donne della Ferpa chiede ai Governi dell’UE di evitare di creare forme supplementari di ineguaglianza dei sessi, attenuando l’impatto che le loro riforme hanno sulle donne. Se si prende in considerazione la strategia UE 2020 è assolutamente essenziale tenere conto dell’impatto di genere, dal momento che la priorità è la lotta contro la povertà durante la vecchiaia. In tale contesto il Comitato delle donne della FERPA proporrà una serie di misure per il superamento di tali condizioni.

 

15 settembre 2011

 

Esteri: lunedì a Bruxelles incontro promosso dalle donne Ferpa


Lavoro e pensioni: meno diritti per le donne europee


"Il lavoro retribuito e non retribuito delle donne - Impatto sulle pensioni e la qualità della vita " sarà al centro dell'incontro del Comitato donne della FERPA, la Federazione Europea dei Sindacati dei Pensionati e degli anziani, il prossimo 19 settembre a Bruxelles. All'incontro prenderà parte anche la rappresentanza dei sindacati dei pensionati e delle pensionate italiane.

"Le donne costituiscono la metà della popolazione mondiale e i due terzi della forza lavoro nel mondo, ma raggiungono solo un decimo del reddito mondiale e solo l'1% della ricchezza globale (ONU)” ricorda Renata Bagatin, Segretario Nazionale dello SPI CGIL e responsabile del Dipartimento Internazionale, sottolineando come la situazione in Europa non sia molto diversa.". "Molti diritti sono stati acquisiti - afferma la sindacalista - ma altrettanti devono essere ancora raggiunti in Europa come nel nostro Paese e molti, tuttavia, sembrano essere in pericolo. Basta riflettere sull'intervento odierno del nostro Premier circa l'invito all'Unione Europea a pronunciarsi sull'elevazione dell'età pensionabile in tutti i Paesi dell'Unione." "E' paradossale - stigmatizza Bagatin - che si ricorra all'Unione Europea a danno dei lavoratori per restringere i loro diritti anzicchè sostenere lo sviluppo degli investimenti come azione prioritaria nel rilancio dell'economia italiana ed europea".

"Siamo consci - prosegue Bagatin - del fatto che in tal modo è piu' facile far cassa invece di andare ad intaccare i privilegi della casta." Ed ancora "Non vorrei fare antipolitica ma non credo che i tagli alle province produrranno consistenti benefici, piuttosto provocheranno difficoltà ai cittadini. Senza dimenticare i disagi arrecati agli italiani all'estero, ed a quanti intraprendono nel nostro Paese, con i tagli alla rete consolare, invece di considerare i nostri connazionali un patrimonio ed una ricchezza per l'Italia. Si preferisce far pagare chi ha poco invece di chi ha di più, come logica vorrebbe."
D'altra parte, se in Italia stiamo vivendo una condizione sempre più difficile, anche altri Paesi dell'Unione attraversano una fase di grandi difficoltà. Per questo chiediamo che le donne della CES e della FERPA facciano fronte comune nella difesa di un lavoro dignitoso e di pensioni altrettanto dignitose" dichiara la responsabile del Dipartimento internazionale dello SPI CGIL, rivelando la forte preoccupazione del sindacato dei pensionati della CGIL per il futuro occupazionale delle donne. "In una società in cui si vanno restringendo le maglie dei finanziamenti per i servizi sociali, ciò potrebbe indurre molte donne a lasciare l'occupazione per sopperire alle necessità di cura familiare, ma questo comporterà una contrazione dei bilanci familiari ed un effetto devastante sui livelli pensionistici delle donne".


"Lavoro, sviluppo, occupazione, povertà" questi i temi al centro del Comitato delle donne della FERPA. “In Europa, solo i numeri sono diversi, sottolinea la sindacalista italiana, ma il principio di discriminazione è lo stesso: le donne trascorrono più tempo in lavori non retribuiti rispetto agli uomini e sono più spesso impiegate in lavori retribuiti ma sottopagati."
“La disuguaglianza tra uomini e donne in materia di retribuzione – fanno presente le donne della Ferpa- è profonda. Inoltre, l'impatto del divario salariale può essere grande, dal momento che un salario più basso aumenta il rischio di dipendenza finanziaria, non solo durante la vita lavorativa, ma anche alla fine: significa, infatti, pensioni più basse e, dunque, quindi un aumento del rischio di povertà nella terza età (Eurostat, ottobre 2010)”.

“I problemi connessi con la pensione – affermano dunque- sono dipendenti dal genere: le donne hanno spesso svolto un ruolo nell'educazione dei figli e nella cure delle persone non autosufficienti , ma questi periodi non sono, o solo parzialmente, inclusi nel calcolo del pensioni. Inoltre, anche a causa della difficoltà di accesso al mercato del lavoro, l'obbligo di accettare un part-time o qualsiasi altro tipo di lavoro precario e precario, così come la lentezza degli avanzamenti di carriera, rendono i loro redditi inferiori a quelli degli uomini, ed anche questo ha degli effetti sulle pensioni femminili”.
Dunque: “mentre i redditi degli uomini tendono ad aumentare con l'età, alle donne succede il contrario: il loro reddito tende invece a diminuire con l'età e riflette le interruzioni carriera e la segregazione occupazionale cui vanno soggette”. “C'è anche un altro fattore: le donne hanno più probabilità di lavorare part-time: il 32% della popolazione femminile lavora in part time mentre contro il 7% della popolazione maschile”.

“I governi non si sono ancora occupati di questo problema e non sono ancora in grado di convalidare questa ed altre forme atipiche di lavoro attraverso il diritto alla pensione. Il 60% delle madri lavorano a tempo parziale contro il 4% dei padri. Più di un quarto delle donne tra i 45 ei 64 anni forniscono assistenza e cure agli anziani e ai disabili non sono pagate”.
Inoltre: “il divario retributivo tra uomini e donne in Europa arriva al 18% (fino al 30% in alcuni paesi): la logica conseguenza è che le pensioni femminile sono solo il 30%- 60% di quelle degli uomini”.
“La partecipazione al mercato del lavoro è, mediamente, per gli uomini di età compresa tra 55 e i 64 anni residenti nell'Unione europea nel 2008, del 55% dove in in Ungheria si tocca il 38,5% mentre e la Svezia il 73,4% “. “Per le donne, le cifre corrispondenti sono del 36,9% in tutta l'UE, con un minimo del 12,4% a Malta e un picco del 66,7% in Svezia (dati della Commissione europea 2009)”.

“Tradizionalmente, le donne sono più propense degli uomini ad astenersi dal lavoro per occuparsi di familiari, bambini soprattutto i giovani e genitori anziani. Questo ha un impatto su due fronti: sui livelli delle pensioni che le donne ricevono: si accorcia la vita lavorativa e si riduce, dunque, il contribuito alla pensione finale e sui livelli di reddito, che in genere è inferiore”. In alcuni Paesi, le donne incidono tra l’80 ed il 90% sull’assistenza fornita alle persone anziane a domicilio e sulla cura dei bambini.
Il lavoro domestico non remunerato: l’ineguaglianza dei sessi in vecchiaia riflette le conseguenze della divisione del lavoro per genere e l’effetto delle responsabilità familiari delle donne sul percorso professionale. Le donne assumono un quantitativo sproporzionato di lavoro domestico: le loro responsabilità incidono sul lavoro ed hanno un forte impatto sulle loro pensioni.

Anche la povertà ha una distinzione di sesso : pensioni ridotte conducono a livelli più elevati di povertà. La maggior parte delle persone anziane sono donne interessate dai tassi più elevati di povertà. Le donne con più di 65 anni corrono un rischio maggiore di povertà rispetto agli uomini: in media il rischio di povertà per le donne è del 22% rispetto al 16% degli uomini. In media nei 27 Paesi dell’UE, il tasso di sostituzione suk posto di lavoro è più debole per le donne che per gli uomini (il 49% contro il 5% nel 2009).
Riforme di «privatizzazione» delle pensioni: tutte le società europee si trovano a dover fare i conti con l’invecchiamento della popolazione e, di conseguenza, riformano i sistemi pensionistici. Queste riforme sono messe in atto perlopiù da Governi conservatori che non necessariamente prendono in considerazione la dimensione relativa al genere. In realtà, dovrebbero farlo perché i problemi pensionistici sono fortemente caratterizzati da questioni di genere.

Il Comitato Donne della Ferpa chiede ai Governi dell’UE di evitare di creare forme supplementari di ineguaglianza dei sessi, attenuando l’impatto che le loro riforme hanno sulle donne. Se si prende in considerazione la strategia UE 2020 è assolutamente essenziale tenere conto dell’impatto di genere, dal momento che la priorità è la lotta contro la povertà durante la vecchiaia. In tale contesto il Comitato delle donne della FERPA proporrà una serie di misure per il superamento di tali condizioni.

 

15 settembre 2011

 

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