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Tobin tax: miliardi di euro contro la povertà
Recentemente il Presidente della Repubblica francese Sarkozy ha proposto l’istituzione di una tassazione delle transazioni finanziarie il cui gettito dovrebbe servire per finanziare progetti contro la povertà. Nulla di rivoluzionario, si tratta di favorire il capitalismo “normale”, quello che investe e produce, contro il “turbocapitalismo” che fa i soldi con i soldi e disprezza il lavoro. Qual è la novità allora? A favore di Sarkozy si sono schierati i governi di Spagna, Germania e Grecia, una base più che sufficiente per iniziare a discuterne seriamente.
Anche il precedente Governo britannico del laburista Gordon Brown aveva fatto dichiarazioni favorevoli alla tassazione delle transazioni finanziarie. Berlusconi, naturalmente, ha definito la proposta, ridicola. Ma c’è già uno stato, il Belgio, il cui Parlamento ha approvato una legge che in sostanza istituisce la Tobin tax che però entrerà in vigore solo quando verrà istituita a livello europeo. La Cgil ha inserito la Tobin tax fra le sue proposte già dal congresso del 2006. Da ricordare, infine, che nel 2003 c’è stata in Italia una raccolta di firme che ha portato alla presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare sottoscritta da 180.000 cittadini su cui, mentre era in carica il Governo Prodi, cominciò una discussione nella commissione parlamentare delle finanze. Discussione interrotta, però, con la fine della legislatura.
Cos’è la Tobin tax Non è stato specificato quale dovrebbe essere la proposta, quindi bisogna rifarsi a quella che da molti anni circola nel dibattito politico ed economico, cioè alla Tobin tax.Si chiama così dal nome dell’economista premio nobel James Tobin che l’ha elaborata nel 1972.
Essa nasce dalla constatazione che la deregolamentazione dei mercati finanziari praticata all’inizio degli anni ‘70 stava causando crescenti turbolenze finanziarie. In pratica si era passati dalla parità fissa o quasi del valore delle valute degli stati ad una crescente variabilità che permetteva di speculare sull’acquisto e la vendita delle monete e sul modificarsi del loro valore.
Da allora la principale fonte di speculazione è costituita dalla compravendita delle valute e dalla velocità in cui questo avviene lucrando sulle differenze anche minime di valore che possono crearsi da un minuto all’altro; in questo modo anche differenze di millesimi di euro o di dollaro possono diventare capitali enormi.
Le manovre finanziarie avvengono quasi sempre in modo virtuale attraverso computer programmati a muovere capitali in modo automatico ogni volta che si presentano certe condizioni. Queste condizioni possono verificarsi anche ogni secondo, la stessa quantità di moneta può essere acquistata e venduta anche 1000 volte e più in una giornata.
L’attacco alla lira nel 1992 avvenne proprio con queste modalità: vendita a raffica di grandi quantità di valore della lira da parte del miliardario (in dollari) George Soros e di altri al suo seguito con l’obiettivo di speculare sulla svalutazione costringendo l’Italia a svalutare la lira del 30%.
Immediatamente dopo ci fu l’attacco alla sterlina con gli stessi effetti. È stato calcolato che in un solo giorno Soros in questo modo abbia guadagnato un miliardo di dollari. L’effetto forse ce lo ricordiamo tutti: aumento dei tassi di interesse da parte delle autorità italiane per attirare capitali dall’estero e difendere il valore della moneta con l’effetto di aumentare il debito pubblico, taglio di pensioni e sanità, blocco dei contratti e moderazione salariale.
La stessa cosa è avvenuta nel corso del tempo in tutto il mondo, spesso con effetti più drammatici. Il peso delle transazioni finanziarie speculative è diventato preponderante: nel 1971 il 90% delle transazioni internazionali riguardava l’economia reale (investimenti commerciali e produttivi o a lungo termine) e il 10% era costituito da transazioni speculative. Già nel 1995 la componente speculativa aveva raggiunto il 95% del totale rovesciando il rapporto.
Allo stato attuale si calcola che le transazioni finanziarie raggiungano i 4.000 miliardi di dollari ogni giorno (ogni giorno non ogni anno), e di questi circa il 20% servono per acquisto e vendita di azioni in borsa, il resto è costituito quasi per intero da speculazioni sulle valute.
Il regolatore dell’economia Per avere un’idea delle dimensioni economiche che ho citato dobbiamo avere presente che il Prodotto Lordo Mondiale del 2008 era calcolato dal Fondo Monetario Internazionale in 58.000 miliardi di dollari all’anno. Quindi le transazioni finanziarie di un anno corrispondono a 25 volte il PIL mondiale. È la certificazione che nel mondo i soldi si fanno soprattutto con i soldi, ma è anche la certificazione del perchè la ricchezza si sta concentrando sempre più in poche mani, sono poche le istituzioni finanziarie e i singoli speculatori che condizionano questo mercato.
Di qui l’idea della tassazione delle transazioni finanziarie che è semplicissima: tassare ogni singola operazione di compra vendita delle valute con un’aliquota molto bassa, dallo 0,01% all’1%. È una misura anti speculativa perchè nelle transazioni monetarie la speculazione si basa soprattutto sulla moltiplicazione all’infinito e sulla velocità dei cambi. È evidente quindi che una tassazione per esempio dello 0,01% (che vuol dire 1 euro ogni diecimila) non pesa su un’operazione di cambio delle monete che serve per acquistare un bene perché è una tassazione una tantum; se invece la tassa opera su una compravendita della stessa quantità di valuta che avviene 1000 volte in un giorno chi fa tale operazione deve pagare lo 0,01% 1000 volte, rendendo molto meno conveniente tale speculazione.
L’effetto sarebbe quello non di impedire la circolazione delle monete e nemmeno quello di bloccare il sistema finanziario, ma quello di contribuire a ripristinare un controllo sulla finanza favorendo l’economia reale e cioè gli investimenti produttivi e le attività finanziarie finalizzate ad essi. Naturalmente la Tobin Tax non è una bacchetta magica che risolve tutti i problemi, ma un pezzo importante di regolazione dell’economia.
Miliardi di euro per i poveri Il ricavato di tale tassazione, che potrebbe anche arrivare a centinaia di miliardi di dollari, potrebbe garantire un flusso consistente di denaro utilizzabile per esempio per combattere davvero la povertà nel mondo. Ci sono degli ostacoli a realizzare tale tassazione, in particolare il fatto che poiché si parla di transazioni finanziarie che avvengono in modo virtuale la Tobin tax potrebbe creare dei problemi se istituita in un solo stato, sarebbero troppe le vie di fuga dei capitali da quello stato. Non è vero invece che o la si istituisce in tutto il mondo oppure non si può fare nulla, la dimensione degli stati dell’area dell’euro, secondo molti economisti, sarebbe una base di partenza sufficiente, così come non è vero che poi tutti i capitali fuggirebbero nei paradisi fiscali. Gli stati se vogliono sono in grado di limitare lo spazio di azione di tali paradisi come dimostrano le pur parziali iniziative prese recentemente. Lo stesso uso della via informatica rende anche relativamente più facile la registrazione e il controllo dei movimenti dei capitali.
Gianni Paoletti
(27.09.2010)