Condividi
E’ un vero e proprio calvario quello riservato a migliaia di pensionati italiani in Argentina che per la terza volta in pochi anni si son visti cambiare la banca erogatrice delle loro pensioni. Dopo tre anni di pagamento delle pensioni da parte della Banca Itau, che già a suo tempo provocò una notevole quantità di disagi, con la scadenza a ottobre 2010 del contratto con l'ICBPI, l’Istituto di credito banche popolari italiane, al quale l'INPS aveva affidato il pagamento delle pensioni all'estero, da novembre sarà un’altra banca, la Citibank, a subentrare in questo servizio. Nel percorso di perfezionamento e trasferimento dei nuovi mandati, da alcuni mesi migliaia di pensionati sono stati dirottati a riscuotere la loro pensione alla Western Union, una società di pagamento internazionale rivelatasi totalmente inadeguata a far fronte ad un servizio così delicato e importante come l’erogazione della pensione a persone molto anziane. Le cronache e le ripetute denunce arrivate dall’Argentina parlano di una Western Union presente a Buenos Aires e in poche altre città di questo sconfinato Paese, con persone che devono fare centinaia di chilometri per raggiungere lo sportello più vicino. Ma una volta arrivati all’Agenzia bancaria non è finita, code interminabili, ambienti inadeguati senza possibilità di sedersi, i più anziani costretti ad aspettare in macchina e, quando alla fine arriva il tuo turno scopri che non ti pagano in euro, ma in pesos, con un cambio per te sfavorevole. Ti vengono quindi applicate commissioni non dovute, con alcune di queste agenzie che ti chiedono, senza motivo, di sottoscrivere una tessera per diventare cliente e poter riscuotere. E non è ancora il peggio, perché possono rimandarti indietro senza versarti la pensione per diversi motivi, quale quello che hanno esaurito il fondo fisso disponibile per quella giornata. La Western Union non riconosce poi la delega e se un non-autosufficiente ha mandato la moglie a riscuotere la signora viene rimandata indietro a mani vuote, perché la pensione la versano solo al titolare che deve presentarsi di persona. Ma possono rimandare indietro anche il titolare se nei loro registri non risulta il suo certificato di “esistenza in vita”, non importa se la persona è lì davanti, loro la pensione non la danno e l’interessato deve andare all’Inca più vicina per fare la pratica da inviare a Roma che li informerà del fatto che la persona è viva e possono versargli la pensione. Purtroppo tutto questo non è uno scherzo e migliaia di persone pensionate e anziane di origine italiana sono sottoposte da mesi a queste procedure vessatorie. E ancora non si sa cosa succederà a novembre quando a subentrare sarà la nuova banca vincitrice dell’appalto. Diventa di conseguenza necessario in questi mesi per tutti pensionati italiani residenti all’estero mantenere uno strettissimo contatto con il Patronato Inca più vicino, verificando di aver tutti documenti in ordine, carta di identità non scaduta, certificato in vita, ecc. Resta ancora da capire che ruolo intendono giocare l’Inps e il Governo italiano, se interverranno per risolvere una vicenda lesiva dei diritti fondamentali dei nostri connazionali o se burocrazia e disinteresse politico per la nostra emigrazione continueranno a prevalere.
(02/09/2010)