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17 maggio 2012
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Sicuri e liberi: il diritto di vivere


Non c’è dubbio, questo “non è un paese per vecchie!”. Sotto molti aspetti, le donne anziane in Italia hanno una vita, quando va bene, complicata. E da poco stiamo “scoprendo” che sono anche oggetto di violenze. Certo, rispetto agli altri paesi, siamo in ritardo su molte questioni importantissime, ma sul fenomeno della violenza sulle donne anziane abbiamo proprio chiuso gli occhi.

Questo governo parla e parla (vedi il ministro per le pari opportunità, Garfagna), ma fa poco o nulla: non recepisce le direttive europee e non ascolta le raccomandazioni dell’Onu, non mette in campo azioni di contrasto, non informa, non previene. Cosa fa, in sostanza? Scarica sulle famiglie (e quindi ancora una volta sulle donne), sull’associazionismo, sul volontariato e chiude i rubinetti al welfare pubblico. Che accade allora? Accade che chiudono i consultori, i centri di ascolto, la telefonia sociale, le case famiglia e quelle che accolgono le donne vittime di violenza perché non c’è più un euro. (A proposito, quel famoso 5 per mille, che con la dichiarazione dei redditi scegliamo di devolvere a questo o a quella organizzazione, in realtà non è il 5, ma l’1,25 per cento. Che fine faranno i nostri soldi? Ah, saperlo, saperlo!).

Violenza, nelle residenze protette, da parte di badanti, di infermieri, ma specialmente in famiglia, da parte di parenti. Ormai è chiaro che si tratta di un fenomeno di dimensioni preoccupanti e non di episodi sporadici, stando ai dati forniti da Istat, da istituti di ricerca, dalle associazioni. Ma è solo la punta di un iceberg perché le vittime nella grande maggioranza non denunciano, tendono a nascondere la violenza, per paura o per vergogna.
E non c’è solo la violenza fisica, c’è anche quella psicologica: controllo dei comportamenti, isolamento, intimidazioni, limitazioni economiche che inducono smarrimento, paura, senso di impotenza… e si traducono in negazione della dignità della persona, in assenza di libertà. Se la violenza avviene proprio per mano di coloro che più di altri dovrebbero garantire protezione e attenzioni amorevoli, i figli in primo luogo, ma anche il partner o un nipote; la faccenda dei “panni sporchi si lavano in famiglia” vede le stesse donne convinte sostenitrici e così il massacro continua, in silenzio. I dati, anche se scarsi, gettano luce su una realtà di omertà inquietante. E che dire delle truffe e dei raggiri commessi ai danni delle poverette? Sono violenze che procurano gravi stress, inducono alla depressione e accelerano la perdita di autonomia.

Anche l’indifferenza è una forma di violenza, forse più grave delle altre. Invece bisogna impegnarsi a far emergere il problema e portarlo all’attenzione delle istituzioni. Costruire una rete protettiva di prevenzione, fare uscire le persone anziane dall’isolamento, farle partecipare a una vita attiva, rafforzare i legami sociali, specialmente dove quelli familiari hanno ceduto.

“Occorre che il governo si assuma le responsabilità proprie di un paese civile – afferma Carla Cantone nelle conclusioni del seminario dello Spi su “violenza e abusi sugli anziani –. Non si risolve questo problema solo con il volontariato. Occorre rafforzare le strutture sociali. Certo, è impresa ardua fondare un nuovo modello di società in pieno berlusconismo. Libertà, democrazia, uguaglianza sono oggi violentate, sacrificate all’individualismo imperante, in corsa verso la modernità. A farne le spese sono le persone più fragili e perciò più esposte (i giovani, i lavoratori licenziati, i pensionati al minimo…). Le donne forse sono meno fragili perché “abituate”: hanno più coraggio, e di fronte agli ostacoli generalmente reagiscono rimboccandosi le maniche. Sono più coraggiose nella malattia, nella solitudine, ma questo non può essere un alibi per non cercare di capire quello che avviene ai loro danni. La forza delle donne è vista come un intralcio, un orgoglio da punire, mentre un uomo anziano fragile fa tenerezza”. Davanti all’assenza di questo governo che fare allora? “Occorre un nuovo patto tra Spi, Auser, associazioni delle donne, tra Spi e il pubblico impiego, tra Spi e forze sociali, tra Spi e la politica “pulita”. Occorre fare alleanze per una battaglia di civiltà – ribadisce Carla Cantone – perché l’Italia non sia un paese in cui invecchiare diventa paura e angoscia. Così, non sarà un paese neppure per i giovani”.

Al seminario dello Spi sulla violenza e gli abusi sulle persone anziane hanno partecipato: Mara Nardini, segretaria nazionale Spi Cgil, Loredana Ligabue (responsabile progetti “Anziani e non solo”), Rino Campioni (vicepresidente Auser Lombardia), Celina Cesari (segretaria nazionale Spi Cgil), Franca Mina (avvocato del Forum Donne giuriste), Giacomo Milillo, (segretario generale nazionale della FIMMG) Maria Stella D’Andrea (medico legale), Susanna De Bernardinis (avv. Diritto di famiglia e tutela persone incapaci). Ha svolto le conclusioni il segretario generale dello Spi Cgil, Carla Cantone. 

- Carla Cantone: contro abusi e violenze, istituire un tribunale dei diritti degli anziani

- Mara Nardini, segretaria nazionale Spi

- slide M.Stella D'Andrea 

- slide Loredana Ligabue

 

(03.12.2010)
 

Sicuri e liberi: il diritto di vivere


Non c’è dubbio, questo “non è un paese per vecchie!”. Sotto molti aspetti, le donne anziane in Italia hanno una vita, quando va bene, complicata. E da poco stiamo “scoprendo” che sono anche oggetto di violenze. Certo, rispetto agli altri paesi, siamo in ritardo su molte questioni importantissime, ma sul fenomeno della violenza sulle donne anziane abbiamo proprio chiuso gli occhi.

Questo governo parla e parla (vedi il ministro per le pari opportunità, Garfagna), ma fa poco o nulla: non recepisce le direttive europee e non ascolta le raccomandazioni dell’Onu, non mette in campo azioni di contrasto, non informa, non previene. Cosa fa, in sostanza? Scarica sulle famiglie (e quindi ancora una volta sulle donne), sull’associazionismo, sul volontariato e chiude i rubinetti al welfare pubblico. Che accade allora? Accade che chiudono i consultori, i centri di ascolto, la telefonia sociale, le case famiglia e quelle che accolgono le donne vittime di violenza perché non c’è più un euro. (A proposito, quel famoso 5 per mille, che con la dichiarazione dei redditi scegliamo di devolvere a questo o a quella organizzazione, in realtà non è il 5, ma l’1,25 per cento. Che fine faranno i nostri soldi? Ah, saperlo, saperlo!).

Violenza, nelle residenze protette, da parte di badanti, di infermieri, ma specialmente in famiglia, da parte di parenti. Ormai è chiaro che si tratta di un fenomeno di dimensioni preoccupanti e non di episodi sporadici, stando ai dati forniti da Istat, da istituti di ricerca, dalle associazioni. Ma è solo la punta di un iceberg perché le vittime nella grande maggioranza non denunciano, tendono a nascondere la violenza, per paura o per vergogna.
E non c’è solo la violenza fisica, c’è anche quella psicologica: controllo dei comportamenti, isolamento, intimidazioni, limitazioni economiche che inducono smarrimento, paura, senso di impotenza… e si traducono in negazione della dignità della persona, in assenza di libertà. Se la violenza avviene proprio per mano di coloro che più di altri dovrebbero garantire protezione e attenzioni amorevoli, i figli in primo luogo, ma anche il partner o un nipote; la faccenda dei “panni sporchi si lavano in famiglia” vede le stesse donne convinte sostenitrici e così il massacro continua, in silenzio. I dati, anche se scarsi, gettano luce su una realtà di omertà inquietante. E che dire delle truffe e dei raggiri commessi ai danni delle poverette? Sono violenze che procurano gravi stress, inducono alla depressione e accelerano la perdita di autonomia.

Anche l’indifferenza è una forma di violenza, forse più grave delle altre. Invece bisogna impegnarsi a far emergere il problema e portarlo all’attenzione delle istituzioni. Costruire una rete protettiva di prevenzione, fare uscire le persone anziane dall’isolamento, farle partecipare a una vita attiva, rafforzare i legami sociali, specialmente dove quelli familiari hanno ceduto.

“Occorre che il governo si assuma le responsabilità proprie di un paese civile – afferma Carla Cantone nelle conclusioni del seminario dello Spi su “violenza e abusi sugli anziani –. Non si risolve questo problema solo con il volontariato. Occorre rafforzare le strutture sociali. Certo, è impresa ardua fondare un nuovo modello di società in pieno berlusconismo. Libertà, democrazia, uguaglianza sono oggi violentate, sacrificate all’individualismo imperante, in corsa verso la modernità. A farne le spese sono le persone più fragili e perciò più esposte (i giovani, i lavoratori licenziati, i pensionati al minimo…). Le donne forse sono meno fragili perché “abituate”: hanno più coraggio, e di fronte agli ostacoli generalmente reagiscono rimboccandosi le maniche. Sono più coraggiose nella malattia, nella solitudine, ma questo non può essere un alibi per non cercare di capire quello che avviene ai loro danni. La forza delle donne è vista come un intralcio, un orgoglio da punire, mentre un uomo anziano fragile fa tenerezza”. Davanti all’assenza di questo governo che fare allora? “Occorre un nuovo patto tra Spi, Auser, associazioni delle donne, tra Spi e il pubblico impiego, tra Spi e forze sociali, tra Spi e la politica “pulita”. Occorre fare alleanze per una battaglia di civiltà – ribadisce Carla Cantone – perché l’Italia non sia un paese in cui invecchiare diventa paura e angoscia. Così, non sarà un paese neppure per i giovani”.

Al seminario dello Spi sulla violenza e gli abusi sulle persone anziane hanno partecipato: Mara Nardini, segretaria nazionale Spi Cgil, Loredana Ligabue (responsabile progetti “Anziani e non solo”), Rino Campioni (vicepresidente Auser Lombardia), Celina Cesari (segretaria nazionale Spi Cgil), Franca Mina (avvocato del Forum Donne giuriste), Giacomo Milillo, (segretario generale nazionale della FIMMG) Maria Stella D’Andrea (medico legale), Susanna De Bernardinis (avv. Diritto di famiglia e tutela persone incapaci). Ha svolto le conclusioni il segretario generale dello Spi Cgil, Carla Cantone. 

- Carla Cantone: contro abusi e violenze, istituire un tribunale dei diritti degli anziani

- Mara Nardini, segretaria nazionale Spi

- slide M.Stella D'Andrea 

- slide Loredana Ligabue

 

(03.12.2010)
 

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