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Il Pil (Prodotto interno lordo) ha i giorni contati? Per saperne di più ci viene in aiuto l’instant book allegato al numero 23/2010 del settimanale Rassegna Sindacale dal titolo “Al di là del Pil verso il benessere. Nuovi criteri di misurazione della crescita economica e del benessere delle nazioni” (ed. Edit Coop, pag. 48, prezzo di copertina, 2 euro). Si tratta di una raccolta degli atti del seminario nazionale organizzato dal Coordinamento nazionale donne e dal Dipartimento economia, fisco e progetti europei dello Spi Cgil; tra questi segnaliamo gli interventi del presidente dell’Istat e membro della Commissione Stiglitz, Enrico Giovannini, di Antonella Picchio, docente di economia politica dell’Università di Modena e Reggio Emilia e di Morena Piccinini, presidente Inca Cgil.
Prodotto interno lordo: «una misura degna dei secoli bui» Ai suoi albori l’economia era stata definita “la scienza triste”, in una situazione caratterizzata da condizioni di vita assai dure. Poi le lotte del mondo del lavoro hanno consentito di conquistare “lo stato del benessere (welfare state)”. Migliorando le condizioni di vita si è però diffusa la falsa idea che la crescita quantitativa, misurata “rozzamente” dal Pil, corrispondesse all’aumento del benessere. Presto ci si è accorti che le strade si divaricavano sempre più e che la crescita del Pil poteva corrispondere piuttosto a un peggioramento della qualità della vita: una misura degna dei secoli bui l’ha definita Amartya Sen.
Se il Pil misura il benessere, la felicità, l’equilibrio dell’ambiente E’ iniziata così la ricerca di indicatori alternativi, capaci di misurare il benessere e la felicità, che esigono una validazione sociale. Si tratta di immettere nel calcolo economico l’enorme quantità di lavoro non remunerato (compreso il lavoro di cura svolto prevalentemente dalle donne), nonché l’equilibrio delle risorse naturali, rispettando le esigenze delle future generazioni. Il nuovo concetto di Pil, che mette al centro proprio le condizioni di vita, è uno strumento importante per realizzare una società basata sui valori dell’uguaglianza, dell’istruzione, della sanità, dell’insieme dei rapporti sociali. Tutto questo è ampiamente dimostrato dalle relazioni svolte nel seminario e delle quali il libro riporta i passaggi più salienti.
Il lavoro di cura delle donne che il Pil non conosce Il Coordinamento donne dello Spi Cgil ha visto nell’elaborazione della Commissione Stiglitz una grande assonanza con quanto sostenuto da anni dal movimento femminile e con le proposte del Coordinamento stesso sul terreno del lavoro di cura, che grava prevalentemente sulle loro spalle. La cura è un lavoro che non sta sul mercato, non ha valore economico e, in quanto tale, non è riconosciuto; eppure è una grande risorsa per la società per la quale svolge il fondamentale ruolo di riproduzione sociale. Questo vale in particolare modo per l’Italia, paese dove la situazione è pesante per le donne, anche per la carenza di adeguati servizi di sostegno. Il Rapporto dello sviluppo umano dell’Onu dimostra che il nostro paese è, fra quelli industrializzati, il luogo dove maggiore è la differenza di genere nella distribuzione del lavoro di cura. Per questo le donne dello Spi rivendicano da tempo il riconoscimento di tale lavoro, dandogli un valore economico effettivo, anche se solo sul terreno previdenziale: ciò può aiutare, fra l’altro, una più equilibrata redistribuzione del lavoro stesso fra uomini e donne.
“Al di là del Pil verso il benessere. Nuovi criteri di misurazione della crescita economica e del benessere delle nazioni”, 48 pagine, ha un prezzo di copertina di 2 euro e può essere richiesto a Edit Coop (tel.06 44888228; fax 06 4469008; Email r.trecca@rassegna.it)
- “Pil, lavori e benessere di donne e uomini” di Antonella Picchio (.pdf) - “Statistica, progresso, democrazia. Il rapporto Stiglitz” di Enrico Giovannini (.pdf)