ingrandisci / riduci font ingrandisci font riduci font
01.49
17 maggio 2012
Chi siamo
Gli organismi
Struttura
La struttura nazionale
Dove trovarci
Lo Spi in Italia
Contatta lo Spi
E-mail, telefoni
Ufficio stampa
  • Informazione
    • Comunicati Stampa
    • Rassegna Welfare
    • Notiziari Tematici
    • Multimedia SPI
  • Tematiche
    • Pensioni e Redditi
    • Salute
    • Non Autosufficienza
    • Servizi sociali
    • Contrattazione
    • Socialità e Benessere
  • Approfondimenti
    • Esperto risponde
    • Le Nostre Parole
    • economia e politica
    • Archivi e teche

La partigiana Bambina, nome di battaglia Rossana

È appena uscito il libro edito da LiberEtà sulla vita di Bambina Villa, partigiana, donna dalla forte personalità, sempre in prima fila. La curatrice, Erica Ardenti, dice di lei: «era indomabile e straordinariamente moderna». A un anno dalla morte di Bambina, il Comune di Vimercate (vicino a Oreno, suo paese d’origine) e lo Spi della Brianza la ricordano con la presentazione del libro illustrato con gli acquerelli originali di Cristina Chiodo.

 

Bambina Villa non si arrendeva mai!
«Sono nata a Oreno, un paese agricolo, il 19 dicembre 1916. Eravamo contadini, una famiglia numerosa, mia mamma ha avuto sedici figli. La terra non bastava per vivere e la miseria nella mia casa non mancava». Inizia così il racconto di Bambina Villa, che bambina non è mai stata perché fin da piccola ha dovuto faticare: «Non avevamo le scuole come adesso, si andava subito a lavorare a nove, dieci anni. Si andava in campagna poi se trovavi un lavoro dove andare, andavi». A vent’anni entra in fabbrica, il Linificio-canapificio di Vimercate, in Brianza, a lavorare sui telai: «Il lavoro era pesante e la paga era poca». E lei lotta, anche da sola, per un diritto in più, ma soprattutto “per la parità di salario” a parità di mansioni e senza distinzioni di sesso.

E' il 1936

È il 1936. Il fascismo è al culmine del successo con la proclamazione dell’Impero dopo la conquista dell’Etiopia al termine di una guerra vergognosa (ancora oggi ne paghiamo i danni), i salari di contadini e operai sono ai minimi storici, i proprietari terrieri, gli industriali e gli affaristi hanno mano libera, sostenuti da una propaganda implacabile che mira ad anestetizzare le coscienze riempiendole di retorica e travisando la storia. Figli della Lupa, piccole italiane, balilla, avanguardisti, giovani fascisti e fasciste, le donne rurali: una divisa per ogni italiano, per ogni età e condizione. Agli italiani si chiedono sacrifici “per il bene della nazione”. E intanto la grave crisi economica del paese viene sottaciuta, sommersa dai gagliardetti, dai saluti romani e “viva il duce!”.

Staffetta nella 103ma Brigata Garibaldi
In questo scenario si inquadra la vita di Bambina. Cresciuta, ricorda con orgoglio, in una famiglia di antifascisti che la educa ai princìpi di libertà e di giustizia sociale: «Mia mamma –racconta – era una di quelle che stavano in prima fila e andava davanti ai cancelli a reclamare le terre in affitto». E poi, durante la guerra, Bambina non ha dubbi sulla scelta da fare ed è staffetta nella 103ma Brigata Garibaldi: «Eravamo sempre pronti alla fuga, sapevamo che da un momento all’altro potevamo anche lasciarci la pelle, ma questo non ci interessava...». E quando va a parlare ai ragazzi, nelle scuole, di questa sua vita, delle battaglie, della lotta per la libertà, dice che non c’è niente di “eroico” nella sua scelta perché «non ce n’era un’altra, bisognava farlo e basta».

"Voglio raccontarlo ai miei nipoti": così nasce il libro
“La partigiana Bambina. Nome di battaglia Rossana”, è un libro che nasce quasi per caso, racconta la curatrice, Erica Ardenti: «Stavo lavorando a una raccolta di testimonianze di donne sulla Resistenza in Lombardia quando, nel marzo del 2003, andai a parlare per la prima volta con Bambina.

Da lì tante iniziative insieme, cui ha sempre aderito con entusiasmo e colpendo tutti con la forza delle sue parole. Fino al giorno in cui mi ha dato un diario dove aveva scritto la sua vita: “Aiutami a farlo diventare un libro che posso lasciare ai miei nipoti, ai giovani di domani per parlargli quando non ci sarò più”, mi disse. E così abbiamo iniziato a lavorare insieme a questo racconto».

Erica ricorda che Bambina si definiva spesso e volentieri “una bestia”, per sottolineare il lato indomabile del suo carattere: «Ma più che indomabile, Bambina era una donna moderna rispetto al modello degli anni della guerra e del dopoguerra: sapeva quel che voleva e lottava per ottenerlo; era padrona delle situazioni della sua vita, non le subiva con remissività. È a persone come lei che dobbiamo riconoscenza perché hanno lottato per quei diritti e quelle libertà che altrimenti non avremmo avuto».


La presentazione, organizzata dal Comune di Vimercate e dallo Spi della Brianza, si è svolta a Oreno, paese d’origine di Bambina Villa, a un anno dalla morte della protagonista.
Il libro è particolarmente adatto per i ragazzi anche per i disegni – acquerelli originali della giovane pittrice Cristina Chiodo – che ne illustrano i vari momenti.


Il libro è disponibile presso la casa editrice liberEtà (pagg.80, euro 12,00). Per ordinazioni e informazioni: tel. 0644481249 - 06444811.

(22.06.2010)

- Presentazione del libro a Oreno di Vimercate il 18 giugno 2010 (.pdf)
 

La partigiana Bambina, nome di battaglia Rossana

È appena uscito il libro edito da LiberEtà sulla vita di Bambina Villa, partigiana, donna dalla forte personalità, sempre in prima fila. La curatrice, Erica Ardenti, dice di lei: «era indomabile e straordinariamente moderna». A un anno dalla morte di Bambina, il Comune di Vimercate (vicino a Oreno, suo paese d’origine) e lo Spi della Brianza la ricordano con la presentazione del libro illustrato con gli acquerelli originali di Cristina Chiodo.

 

Bambina Villa non si arrendeva mai!
«Sono nata a Oreno, un paese agricolo, il 19 dicembre 1916. Eravamo contadini, una famiglia numerosa, mia mamma ha avuto sedici figli. La terra non bastava per vivere e la miseria nella mia casa non mancava». Inizia così il racconto di Bambina Villa, che bambina non è mai stata perché fin da piccola ha dovuto faticare: «Non avevamo le scuole come adesso, si andava subito a lavorare a nove, dieci anni. Si andava in campagna poi se trovavi un lavoro dove andare, andavi». A vent’anni entra in fabbrica, il Linificio-canapificio di Vimercate, in Brianza, a lavorare sui telai: «Il lavoro era pesante e la paga era poca». E lei lotta, anche da sola, per un diritto in più, ma soprattutto “per la parità di salario” a parità di mansioni e senza distinzioni di sesso.

E' il 1936

È il 1936. Il fascismo è al culmine del successo con la proclamazione dell’Impero dopo la conquista dell’Etiopia al termine di una guerra vergognosa (ancora oggi ne paghiamo i danni), i salari di contadini e operai sono ai minimi storici, i proprietari terrieri, gli industriali e gli affaristi hanno mano libera, sostenuti da una propaganda implacabile che mira ad anestetizzare le coscienze riempiendole di retorica e travisando la storia. Figli della Lupa, piccole italiane, balilla, avanguardisti, giovani fascisti e fasciste, le donne rurali: una divisa per ogni italiano, per ogni età e condizione. Agli italiani si chiedono sacrifici “per il bene della nazione”. E intanto la grave crisi economica del paese viene sottaciuta, sommersa dai gagliardetti, dai saluti romani e “viva il duce!”.

Staffetta nella 103ma Brigata Garibaldi
In questo scenario si inquadra la vita di Bambina. Cresciuta, ricorda con orgoglio, in una famiglia di antifascisti che la educa ai princìpi di libertà e di giustizia sociale: «Mia mamma –racconta – era una di quelle che stavano in prima fila e andava davanti ai cancelli a reclamare le terre in affitto». E poi, durante la guerra, Bambina non ha dubbi sulla scelta da fare ed è staffetta nella 103ma Brigata Garibaldi: «Eravamo sempre pronti alla fuga, sapevamo che da un momento all’altro potevamo anche lasciarci la pelle, ma questo non ci interessava...». E quando va a parlare ai ragazzi, nelle scuole, di questa sua vita, delle battaglie, della lotta per la libertà, dice che non c’è niente di “eroico” nella sua scelta perché «non ce n’era un’altra, bisognava farlo e basta».

"Voglio raccontarlo ai miei nipoti": così nasce il libro
“La partigiana Bambina. Nome di battaglia Rossana”, è un libro che nasce quasi per caso, racconta la curatrice, Erica Ardenti: «Stavo lavorando a una raccolta di testimonianze di donne sulla Resistenza in Lombardia quando, nel marzo del 2003, andai a parlare per la prima volta con Bambina.

Da lì tante iniziative insieme, cui ha sempre aderito con entusiasmo e colpendo tutti con la forza delle sue parole. Fino al giorno in cui mi ha dato un diario dove aveva scritto la sua vita: “Aiutami a farlo diventare un libro che posso lasciare ai miei nipoti, ai giovani di domani per parlargli quando non ci sarò più”, mi disse. E così abbiamo iniziato a lavorare insieme a questo racconto».

Erica ricorda che Bambina si definiva spesso e volentieri “una bestia”, per sottolineare il lato indomabile del suo carattere: «Ma più che indomabile, Bambina era una donna moderna rispetto al modello degli anni della guerra e del dopoguerra: sapeva quel che voleva e lottava per ottenerlo; era padrona delle situazioni della sua vita, non le subiva con remissività. È a persone come lei che dobbiamo riconoscenza perché hanno lottato per quei diritti e quelle libertà che altrimenti non avremmo avuto».


La presentazione, organizzata dal Comune di Vimercate e dallo Spi della Brianza, si è svolta a Oreno, paese d’origine di Bambina Villa, a un anno dalla morte della protagonista.
Il libro è particolarmente adatto per i ragazzi anche per i disegni – acquerelli originali della giovane pittrice Cristina Chiodo – che ne illustrano i vari momenti.


Il libro è disponibile presso la casa editrice liberEtà (pagg.80, euro 12,00). Per ordinazioni e informazioni: tel. 0644481249 - 06444811.

(22.06.2010)

- Presentazione del libro a Oreno di Vimercate il 18 giugno 2010 (.pdf)
 

Stampa  
Strategie Sindacali Strategie Organizzative Politiche Internazionali Studi e Ricerche Formazione Sindacale Politiche di Genere Cultura e Comunicazione Memoria

Crediti

Crediti