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«Il gap delle pensioni tra uomini e donne dimostra che il problema non sta nell'innalzamento dell'età pensionabile ma nella stabilità occupazionale delle donne, nell'opportunità di lavoro per le donne, nel riconoscimento della loro professionalità e nella necessità a parità' di salario di lavoro tra uomini e donne ». È quanto afferma il segretario generale dello Spi Cgil, Carla Cantone, commentando i dati dell'Inps da cui emerge che le pensioni delle donne sono di oltre un terzo inferiori rispetto a quelle degli uomini. «Questo è il punto fondamentale, accanto al fatto - prosegue Cantone - che le donne impiegano molta parte della loro vita in attività di cura per figli e anziani, dentro la famiglia, periodo nel quale i contributi previdenziali non vengono maturati». Il segretario sottolinea come questi fattori mettono in risalto le differenze che in realtà esistono tra le donne italiane e le donne degli altri paesi dell'Ue. A chi sostiene che con l'innalzamento a 65 anni dell'età pensionabile si porta la parità tra donne italiane e donne europee, Cantone risponde: ''Questa non è parità. Negli altri paesi, infatti, c'è meno differenza di salario tra i sessi e più attenzione al lavoro delle donne, compreso il lavoro di cura della famiglia. Servono sistemi che compensino i periodi in cui alle donne non viene riconosciuto il periodo di lavoro, perché impegnate nell'attività familiare. È un appello che abbiamo trasformato in proposta, che è stata consegnata ai diversi governi negli ultimi 15 anni ma che non ha ancora ricevuto risposta».
(06.09.2010)