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17 maggio 2012
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Continua la protesta contro il governo: il 28 ottobre è la volta dei pensionati Spi Cgil


Editoriale del Segretario generale Spi Cgil
Carla Cantone: padri e figli il 28 in piazza

 

 

Il 28 ottobre saremo in tanti a piazza del Popolo a Roma per manifestare tutto il nostro sdegno nei confronti di un governo classista, profondamente iniquo ed ingiusto.
Nessun dorma, è questo l’invito che facciamo per quella giornata e che
rivolgiamo in primis alle pensionate e ai pensionati ma anche a tutte quelle persone che non ne possono più di vivere in un paese in cui a pagare sono sempre i soliti noti, in cui dilagano l’impunità e l’illegalità e in cui si stanno minando alle basi i principi dello stato sociale e della comune convivenza.
C’è bisogno di un risveglio collettivo. Non che fino ad oggi siamo stati fermi a guardare ma è giunta l’ora di intensificare la lotta, di dimostrare al governo che il paese ha bisogno di un’altra guida, di politiche diverse, della tutela dell’interesse di tutti contro il privilegio e i benefici di pochi.
Le ragioni che ci portano ancora una volta in piazza sono molteplici e il governo non perde occasione per offrircene di nuove.
Le manovre economiche portate avanti in questi mesi avranno a stretto giro pesanti ripercussioni sulla vita quotidiana delle persone e in particolare delle fasce più deboli del paese.
I tagli agli enti locali, infatti, mettono a repentaglio il mantenimento delle funzioni svolte dai comuni e dalle regioni a sostegno dei servizi collettivi e alle singole persone.
Viene così smantellata la politica socio-assistenziale del paese e compromesso nei fatti il diritto alla salute.
I dati sono molto eloquenti e non si prestano a letture errate. Tra il 2008 e il 2011 le risorse trasferite agli enti locali sono diminuite dell’86% passando da 939 milioni di euro a 218 milioni.
Sono state ridotte, inoltre, quelle destinate al fondo per le famiglie (-7,13%) e quelle per le politiche giovanili (-65%). Azzerati, invece, i finanziamenti per la casa e quelli previsti per il fondo nazionale per i non-autosufficienti.
A tutto questo si accompagna la proposta del ridimensionamento dei requisiti per le pensioni di invalidità, del superamento dell’indennità di accompagnamento e l’introduzione di nuovi ticket per il pronto soccorso e le visite specialistiche.
Anche la spesa per le pensioni subirà una drastica riduzione con l’unico risultato di rendere il sistema previdenziale italiano una fabbrica di nuovi poveri.
Con il meccanismo di perequazione delle pensioni medie si chiede invece a milioni di persone di fare un ulteriore sacrificio con un prelievo annuo di circa il 2,2%.
Se questa misura può essere giustificata dall’esigenza di far contribuire tutti al risanamento delle casse dello stato viene da domandarsi perché il governo non abbia introdotto il contributo di solidarietà e perché i grandi patrimoni, le ricchezze e i profitti derivanti dell’evasione non siano stati toccati. La risposta, ovviamente, è retorica e scontata. A questo governo non interessa il bene comune ma il mantenimento in vita delle caste, dei privilegi e delle cricche.
Clamorosa è, infine, la questione che riguarda l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne. Nel nostro paese ci si ostina a sostenere che su questo fronte non siamo in linea con l’Europa e che in tutti gli altri paesi le donne vanno in pensione molto più tardi. Non c’è niente di più falso. In Germania, ad esempio, si è deciso di portare l’età di vecchiaia prima a 65 e poi a 67 anni entro il 2029. In Italia, sommando l’adeguamento alla speranza di vita con l’anno di differimento della decorrenza, la soglia dei 67 anni sarà raggiunta molto prima.
Il problema reale è piuttosto l’adeguamento del reddito da pensione tra uomini e donne, visto che su scala nazionale queste ultime percepiscono in media la metà dei primi.
Questi elementi bastano, quindi, a spiegare la necessità delle pensionate e dei pensionati di essere nuovamente in piazza.
Il governo che negava la crisi fino allo strenuo delle sue forze ha messo pesantemente le mani nelle loro tasche per provare a tappare le tante falle che ha creato.
Ma gravissimi sono anche gli attacchi perpetrati ai danni dei lavoratori dipendenti con la cancellazione di norme e leggi che hanno fatto la storia del diritto del lavoro e che sono stati il frutto di anni e anni di lotte del movimento operaio e sindacale.
Vergognoso è l’atteggiamento nei confronti di chi lavora nella pubblica amministrazione, nelle scuole e nelle università così come la totale assenza di politiche giovanili. E’ proprio per le nuove generazioni che dobbiamo assumerci la responsabilità di proporre al paese un radicale cambio di rotta.
E’ soprattutto a loro che ci rivolgiamo e ai quali chiediamo di continuare nelle proteste – quelle pacifiche e non quelle a volto coperto - e nelle rivendicazioni che stanno portando in queste settimane per le strade di tutte le città d’Italia.
Ci piacerebbe averli con noi in piazza del Popolo il 28 ottobre in un’unione ideale tra generazioni, tra chi deve combattere oggi per avere una pensione dignitosa e chi invece lotta per costruirsi un domani migliore.


 

- Cgil: il 3 dicembre manifestazione nazionale

- volantini tematici

- Cantone: no all'uso strumentale del tema delle pensioni e allo scontro tra generazioni

- Arseni, Spi su Senioradio: Combattiamo per il futuro. (ascolta)

- Camusso: "Una patrimoniale per rilanciare il Paese"

- Cantone: "Solo se siamo uniti difendiamo le pensioni"

- La manovra (testo da: G.U. 19 settembre 2011)

- L'impatto della manovra: schede

- Cgil su dati Istat: lavoro precario su, stabile giù

- Cantone: 8 ottobre: lo Spi-Cgil in piazza con FP e FLC

- FP Cgil: l'8 ottobre in piazza, perchè "pubblico è futuro"

 

Continua la protesta contro il governo: il 28 ottobre è la volta dei pensionati Spi Cgil


Editoriale del Segretario generale Spi Cgil
Carla Cantone: padri e figli il 28 in piazza

 

 

Il 28 ottobre saremo in tanti a piazza del Popolo a Roma per manifestare tutto il nostro sdegno nei confronti di un governo classista, profondamente iniquo ed ingiusto.
Nessun dorma, è questo l’invito che facciamo per quella giornata e che
rivolgiamo in primis alle pensionate e ai pensionati ma anche a tutte quelle persone che non ne possono più di vivere in un paese in cui a pagare sono sempre i soliti noti, in cui dilagano l’impunità e l’illegalità e in cui si stanno minando alle basi i principi dello stato sociale e della comune convivenza.
C’è bisogno di un risveglio collettivo. Non che fino ad oggi siamo stati fermi a guardare ma è giunta l’ora di intensificare la lotta, di dimostrare al governo che il paese ha bisogno di un’altra guida, di politiche diverse, della tutela dell’interesse di tutti contro il privilegio e i benefici di pochi.
Le ragioni che ci portano ancora una volta in piazza sono molteplici e il governo non perde occasione per offrircene di nuove.
Le manovre economiche portate avanti in questi mesi avranno a stretto giro pesanti ripercussioni sulla vita quotidiana delle persone e in particolare delle fasce più deboli del paese.
I tagli agli enti locali, infatti, mettono a repentaglio il mantenimento delle funzioni svolte dai comuni e dalle regioni a sostegno dei servizi collettivi e alle singole persone.
Viene così smantellata la politica socio-assistenziale del paese e compromesso nei fatti il diritto alla salute.
I dati sono molto eloquenti e non si prestano a letture errate. Tra il 2008 e il 2011 le risorse trasferite agli enti locali sono diminuite dell’86% passando da 939 milioni di euro a 218 milioni.
Sono state ridotte, inoltre, quelle destinate al fondo per le famiglie (-7,13%) e quelle per le politiche giovanili (-65%). Azzerati, invece, i finanziamenti per la casa e quelli previsti per il fondo nazionale per i non-autosufficienti.
A tutto questo si accompagna la proposta del ridimensionamento dei requisiti per le pensioni di invalidità, del superamento dell’indennità di accompagnamento e l’introduzione di nuovi ticket per il pronto soccorso e le visite specialistiche.
Anche la spesa per le pensioni subirà una drastica riduzione con l’unico risultato di rendere il sistema previdenziale italiano una fabbrica di nuovi poveri.
Con il meccanismo di perequazione delle pensioni medie si chiede invece a milioni di persone di fare un ulteriore sacrificio con un prelievo annuo di circa il 2,2%.
Se questa misura può essere giustificata dall’esigenza di far contribuire tutti al risanamento delle casse dello stato viene da domandarsi perché il governo non abbia introdotto il contributo di solidarietà e perché i grandi patrimoni, le ricchezze e i profitti derivanti dell’evasione non siano stati toccati. La risposta, ovviamente, è retorica e scontata. A questo governo non interessa il bene comune ma il mantenimento in vita delle caste, dei privilegi e delle cricche.
Clamorosa è, infine, la questione che riguarda l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne. Nel nostro paese ci si ostina a sostenere che su questo fronte non siamo in linea con l’Europa e che in tutti gli altri paesi le donne vanno in pensione molto più tardi. Non c’è niente di più falso. In Germania, ad esempio, si è deciso di portare l’età di vecchiaia prima a 65 e poi a 67 anni entro il 2029. In Italia, sommando l’adeguamento alla speranza di vita con l’anno di differimento della decorrenza, la soglia dei 67 anni sarà raggiunta molto prima.
Il problema reale è piuttosto l’adeguamento del reddito da pensione tra uomini e donne, visto che su scala nazionale queste ultime percepiscono in media la metà dei primi.
Questi elementi bastano, quindi, a spiegare la necessità delle pensionate e dei pensionati di essere nuovamente in piazza.
Il governo che negava la crisi fino allo strenuo delle sue forze ha messo pesantemente le mani nelle loro tasche per provare a tappare le tante falle che ha creato.
Ma gravissimi sono anche gli attacchi perpetrati ai danni dei lavoratori dipendenti con la cancellazione di norme e leggi che hanno fatto la storia del diritto del lavoro e che sono stati il frutto di anni e anni di lotte del movimento operaio e sindacale.
Vergognoso è l’atteggiamento nei confronti di chi lavora nella pubblica amministrazione, nelle scuole e nelle università così come la totale assenza di politiche giovanili. E’ proprio per le nuove generazioni che dobbiamo assumerci la responsabilità di proporre al paese un radicale cambio di rotta.
E’ soprattutto a loro che ci rivolgiamo e ai quali chiediamo di continuare nelle proteste – quelle pacifiche e non quelle a volto coperto - e nelle rivendicazioni che stanno portando in queste settimane per le strade di tutte le città d’Italia.
Ci piacerebbe averli con noi in piazza del Popolo il 28 ottobre in un’unione ideale tra generazioni, tra chi deve combattere oggi per avere una pensione dignitosa e chi invece lotta per costruirsi un domani migliore.


 

- Cgil: il 3 dicembre manifestazione nazionale

- volantini tematici

- Cantone: no all'uso strumentale del tema delle pensioni e allo scontro tra generazioni

- Arseni, Spi su Senioradio: Combattiamo per il futuro. (ascolta)

- Camusso: "Una patrimoniale per rilanciare il Paese"

- Cantone: "Solo se siamo uniti difendiamo le pensioni"

- La manovra (testo da: G.U. 19 settembre 2011)

- L'impatto della manovra: schede

- Cgil su dati Istat: lavoro precario su, stabile giù

- Cantone: 8 ottobre: lo Spi-Cgil in piazza con FP e FLC

- FP Cgil: l'8 ottobre in piazza, perchè "pubblico è futuro"

 

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