Spremuti come limoni dal fisco: è questa la condizione dei pensionati italiani, che in tema di pressione fiscale non hanno, purtroppo, rivali in Europa. Sono loro, 15,3 milioni di lavoratori a riposo in tutto, a versare all’erario il 30 per cento del totale del prelievo Irpef: 44,1 miliardi su un totale di 145, 9 miliardi di euro l’anno. Dati che fanno giustizia degli argomenti di chi individua nella spesa previdenziale la fonte da cui attingere per riequilibrare la spesa sociale.
Tra Irpef, addizionali regionali e comunali, drenaggio fiscale, quota del reddito esente da imposte ancora più bassa rispetto a quella prevista per i lavoratori dipendenti, nelle tasche dei pensionati rimane il 15 per cento in meno, in media, rispetto ai pensionati dei maggiori paesi europei. Una realtà deprimente, descritta con precisione da uno studio dello Spi Cgil in cui è particolarmente significativo il confronto con il regime fiscale di altri Paesi.
L’analisi comparata si basa sull’esempio di un pensionato senza carichi familiari, di età superiore a 65 anni e con un reddito annuo lordo di 13.700 euro, 1.054 euro al mese. In Italia l’imposta sul suo reddito ammonta al 15,1 per cento se ha meno di 75 anni, e al 14,8 per cento se ha più di 75 anni. La sua pensione netta, dopo il “prelievo”, è rispettivamente di 11.631 euro e 11.675 euro.
A parità di potere d’acquisto, un pensionato tedesco (a partire da 64 anni) o uno francese (dai 65 anni in su) pagano zero imposte e la loro pensione lorda corrisponde a quella netta: 13.700 euro. In Spagna l’aliquota ammonta al 2 per cento se si hanno meno di 75 anni e a zero se si hanno più di 75 anni. Nel Regno Unito si applica un’aliquota dell’1,6 per cento a chi a meno di 75 anni e una dell’1,3 per cento a chi supera i 75 anni. Solo in Svezia i pensionati pagano di più: il 25 per cento. Un dato che però non deve sorprendere, poiché il livello e la qualità dei servizi raggiunti in questo Paese, è per noi inimmaginabile.
In Italia i pensionati subiscono una serie di penalizzazioni sconosciute altrove: dalla struttura dell’Irpef che colpisce duro anche i redditi modesti, all’imposta sul reddito che non prevede, diversamente da altri Paesi, agevolazioni a favore degli anziani; dall’effetto delle detrazioni d’imposta, inferiori rispetto a quelle previste per i redditi da lavoro dipendente, agli effetti del frenaggio fiscale (fenomeno sconosciuto negli altri Paesi che, sia pure in vario modo, ogni anno adegua all’inflazione la formula del calcolo di imposta).
All’enorme peso fiscale cui sono sottoposti i pensionati vanno aggiunti anche la perdita del potere di acquisto delle pensioni e l’inefficienza del sistema assistenziale che costringe, ad esempio, molti anziani non autosufficienti a ricorrere a proprie spese all’assunzione di una badante.
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