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Sanità Usa: la riforma storica di Obama

“Questa è la legge dei Diritti Civili per il XXI secolo” . Così ha commentato un deputato Democratico dopo la sofferta approvazione alla Camera della nuova riforma sanitaria Usa.

Troppa enfasi? Forse sì se valutiamo con standard europei, decisamente no se teniamo a mente che questo tema è costato pesanti sconfitte politiche a Presidenti democratici come Harry Truman, Clinton e allo stesso Johnson, che pure istituì l’assistenza sanitaria pubblica per tutti gli over 65 attraverso il famoso programma “Medicare”.

Ma se si passa ad una prima lettura dei contenuti della riforma è difficile non provare qualche brivido di gioia. Almeno se si coltiva ancora uno spirito che sia democratico e progressista.

La riforma dice che 32 milioni di cittadini, fino ad oggi esclusi verranno tutelati. Che sono istituite penalità per le imprese che non forniranno l’assicurazione divenuta ormai obbligatoria. Che verranno dati sussidi ai bassi redditi e alle piccole imprese a questo scopo. Che diviene proibito alle società assicurative cancellare o ridurre i diritti di copertura, che per i giovani fino a 26 anni è possibile godere dell’assicurazione dei genitori. Che una percentuale di profitti sarà dedicato allo screening gratuito di malattie come il cancro. Che assicurazioni temporanee verranno date a chi si vede negata la copertura perché “troppo grave”.

Un balzo che porta al 95% la percentuale di cittadini Usa che potranno godere della tutela della loro salute.
E la legge dice ancora che il costo di questa riforma sanitaria , 940 miliardi di dollari in 10 anni (il costo della guerra in Irak-Afganistan è stato di 1050 miliardi in 9 anni) sarà pagato con un aumento delle tasse sulle maggiori ricchezze, con una lotta a sprechi e frodi e con l’impiego di nuove tecnologie.

Inevitabili, ovviamente, sono state le mediazioni necessarie per raggiungere lo scopo finale, compresa quella particolarmente pesante di escludere l’interruzione di gravidanza dalle coperture pubbliche dell’assistenza sanitaria se non per incesto o stupro.
Ma, per incredibile che appaia e dopo decenni, finalmente una riforma in un paese d’occidente è fatta per migliorare le condizioni di molti e non solo di pochi.

Lo scontro per arrivare a questo risultato è stato epico e la vittoria è stata di misura: 219 a favore e 211 contro, compresi ben 34 democratici. In compenso, nessun Repubblicano ha votato a favore di questa legge.
La durezza dello scontro si può spiegare con gli enormi interessi in gioco (la sanità americana pesa per ben il 15,3% sul totale del Pil nazionale) e con l’intensa attività di “lobbyng” delle corporations - soprattutto di quelle assicurative - sul Congresso che nel 2009 hanno speso quasi 3 miliardi di dollari per impedire l’approvazione di questa legge. In modo contabilizzato e lecito, s’intende.

Ma questo non spiega tutto. I repubblicani hanno infatti scatenato una campagna basata su ideologia e menzogne che nulla ha da invidiare a quelle di casa nostra.
I nemici della riforma hanno detto che uno Stato socialista avrebbe deciso chi viveva e chi moriva, che a pagare la riforma sarebbero stati operai, pensionati e ceti medi e che a goderne i frutti sarebbero stati solo gli immigrati clandestini, che invece ne restano drammaticamente esclusi.
E su queste basi si preparano a cercare una rivincita durante le elezioni di medio termine che si terranno a novembre. Per questa ragione bene ha fatto il Presidente dell’Aarp (la potente associazione dei pensionati Usa) Barry Rand a dichiarare senza mezze misure "Noi applaudiamo alla nuova legge che offre tutela sanitaria ad un maggior numero di americani”.

Infine una notazione: la riforma ha due vincitori indiscussi: Il Presidente Obama e lo speaker della Camera Nancy Pelosi. Sentiremo ancora parlare di questa coppia.

- la sanità Usa - grafico

 

(23.03.2010)


 

 

Sanità Usa: la riforma storica di Obama

“Questa è la legge dei Diritti Civili per il XXI secolo” . Così ha commentato un deputato Democratico dopo la sofferta approvazione alla Camera della nuova riforma sanitaria Usa.

Troppa enfasi? Forse sì se valutiamo con standard europei, decisamente no se teniamo a mente che questo tema è costato pesanti sconfitte politiche a Presidenti democratici come Harry Truman, Clinton e allo stesso Johnson, che pure istituì l’assistenza sanitaria pubblica per tutti gli over 65 attraverso il famoso programma “Medicare”.

Ma se si passa ad una prima lettura dei contenuti della riforma è difficile non provare qualche brivido di gioia. Almeno se si coltiva ancora uno spirito che sia democratico e progressista.

La riforma dice che 32 milioni di cittadini, fino ad oggi esclusi verranno tutelati. Che sono istituite penalità per le imprese che non forniranno l’assicurazione divenuta ormai obbligatoria. Che verranno dati sussidi ai bassi redditi e alle piccole imprese a questo scopo. Che diviene proibito alle società assicurative cancellare o ridurre i diritti di copertura, che per i giovani fino a 26 anni è possibile godere dell’assicurazione dei genitori. Che una percentuale di profitti sarà dedicato allo screening gratuito di malattie come il cancro. Che assicurazioni temporanee verranno date a chi si vede negata la copertura perché “troppo grave”.

Un balzo che porta al 95% la percentuale di cittadini Usa che potranno godere della tutela della loro salute.
E la legge dice ancora che il costo di questa riforma sanitaria , 940 miliardi di dollari in 10 anni (il costo della guerra in Irak-Afganistan è stato di 1050 miliardi in 9 anni) sarà pagato con un aumento delle tasse sulle maggiori ricchezze, con una lotta a sprechi e frodi e con l’impiego di nuove tecnologie.

Inevitabili, ovviamente, sono state le mediazioni necessarie per raggiungere lo scopo finale, compresa quella particolarmente pesante di escludere l’interruzione di gravidanza dalle coperture pubbliche dell’assistenza sanitaria se non per incesto o stupro.
Ma, per incredibile che appaia e dopo decenni, finalmente una riforma in un paese d’occidente è fatta per migliorare le condizioni di molti e non solo di pochi.

Lo scontro per arrivare a questo risultato è stato epico e la vittoria è stata di misura: 219 a favore e 211 contro, compresi ben 34 democratici. In compenso, nessun Repubblicano ha votato a favore di questa legge.
La durezza dello scontro si può spiegare con gli enormi interessi in gioco (la sanità americana pesa per ben il 15,3% sul totale del Pil nazionale) e con l’intensa attività di “lobbyng” delle corporations - soprattutto di quelle assicurative - sul Congresso che nel 2009 hanno speso quasi 3 miliardi di dollari per impedire l’approvazione di questa legge. In modo contabilizzato e lecito, s’intende.

Ma questo non spiega tutto. I repubblicani hanno infatti scatenato una campagna basata su ideologia e menzogne che nulla ha da invidiare a quelle di casa nostra.
I nemici della riforma hanno detto che uno Stato socialista avrebbe deciso chi viveva e chi moriva, che a pagare la riforma sarebbero stati operai, pensionati e ceti medi e che a goderne i frutti sarebbero stati solo gli immigrati clandestini, che invece ne restano drammaticamente esclusi.
E su queste basi si preparano a cercare una rivincita durante le elezioni di medio termine che si terranno a novembre. Per questa ragione bene ha fatto il Presidente dell’Aarp (la potente associazione dei pensionati Usa) Barry Rand a dichiarare senza mezze misure "Noi applaudiamo alla nuova legge che offre tutela sanitaria ad un maggior numero di americani”.

Infine una notazione: la riforma ha due vincitori indiscussi: Il Presidente Obama e lo speaker della Camera Nancy Pelosi. Sentiremo ancora parlare di questa coppia.

- la sanità Usa - grafico

 

(23.03.2010)


 

 

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