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Quali meccanismi mentali entrano in funzione quando scegliamo di votare un partito piuttosto che un altro? Perché tanti elettori non vanno a votare? Dopo l’intervento di Riccardo Terzi in relazione al fenomeno dell’astensione al voto, sul tema pubblichiamo il contributo di Luigi Portioli. «Per leggere e interpretare i risultati elettorali è più che giusto continuare a utilizzare le tradizionali categorie politiche ma, al punto in cui siamo, forse è arrivato il momento di ascoltare anche quanto le neuroscienze possono dirci nel campo della decisione politica».
Il pensiero democratico assume, più o meno esplicitamente, che i cittadini prendano decisioni politiche razionali dopo aver ragionato in profondità e dibattuto correttamente attorno ai vari problemi che si presentano nella vita collettiva.
Un bel quadretto che può funzionare se devi calcolare un mutuo, ma non se, ad esempio, devi decidere a chi vuoi dare il tuo voto. Le scelte politiche, la fedeltà a un partito non si formano infatti in un contesto spassionato ma dentro un calderone mentale di emozioni, ricordi e desideri, del quale in genere siamo scarsamente coscienti, e da cui solitamente escono decisioni che sono solo una razionalizzazione a posteriori di questo “ribollir di sentimenti”.
Eppure le nostre élites democratiche restano saldamente convinte che i programmi politici siano il passepartout per arrivare a conquistare “cuori e menti” dell’elettorato e che l’eccellenza nella leadership si manifesti attraverso i toni freddi e compassati. Anche in questo caso un “pensar per desideri” che ci lascia sbalorditi e anche un po’ offesi di fronte all’affermazione di personaggi politici come Berlusconi, Bossi, Calderoli (o lo stesso Di Pietro) che incarnano l’esatto contrario del nostro stile misurato... - segue ⇒
(10.06.2010)
- Come funziona il cervello. In 15 anni passi da gigante nelle neuroscienze - Da dove “arriva” l’emozione? - Letture. Remo Bodei, Destini personali. L’età della colonizzazione delle coscienze, ed.Feltrinelli, 2009, euro 14,00