Condividi
Di fronte al riacutizzarsi della crisi economica in Europa, anche il governo italiano si prepara a varare una pesante manovra correttiva sui conti pubblici. La nuova legge Finanziaria dovrebbe aggirarsi complessivamente intorno ai 28 miliardi di euro.
Tra le misure previste non c’è la tassazione delle rendite finanziarie per i più ricchi così come proposto dalla Cgil e non solo. Previsto, invece, il restringimento della spesa pubblica che porterà a un’ulteriore contrazione della spesa per i servizi sociali e per il welfare in generale.
Non è certamente una buona notizia, soprattutto per chi, come la Cgil e lo Spi nei loro recenti congressi, vede la possibilità di migliorare il sistema di servizi ai cittadini attraverso la contrattazione sociale territoriale, rilanciando il ruolo delle autonomie come motori degli investimenti, dell’occupazione e dei servizi stessi.
A rendere ancora più incerto l’immediato futuro è la mancanza di un quadro normativo ben delineato in materia fiscale e tributaria dopo l’introduzione del cosiddetto federalismo fiscale configurato dalla legge quadro 42/09. E’ preoccupante che l’unico decreto sinora emanato in applicazione della legge quadro affronti un versante assai ricco di pericoli e incognite come quello della dismissione del patrimonio edilizio pubblico.
Spesa sociale: Comuni a caccia di risorse
Quali interventi operativi possono allora consentire ai Comuni – l’istituzione più vicina ai bisogni dei cittadini – di recuperare risorse che il governo si appresta a tagliare? Difficile, dopo anni di continui salassi, pensare di recuperare soldi con l’aumento della pressione fiscale sui redditi da lavoro e da pensione. Stesso discorso vale per l’aumento del prelievo indiretto, causato dalla compartecipazione al costo dei servizi da parte di strati sempre più ampi di lavoratori e pensionati con redditi medio–bassi.
Una risposta concreta all’attuale indeterminatezza governativa in materia di difesa dei redditi da lavoro e da pensione viene dalla Cgil. L’organizzazione di Corso d’Italia ha presentato la sua proposta di riforma fiscale, che ha uno dei cardini nella lotta all’elusione ed evasione fiscale. I dati forniti dall’Ires Cgil indicano che in Italia il 17–18% per cento del Pil reale (pari a 230–245 miliardi di euro) riesce a sottrarsi alle maglie del fisco; i mancati introiti fiscali certi sono di almeno 110 miliardi di euro. A questi dati va aggiunta l’evasione contributiva, comprensiva di un milione di lavoratori autonomi che non versa i contributi all’Inps.
Accordo Agenzia delle entrate ed Enti locali
ai Comuni il 30% dei soldi recuperati da chi evade il fisco. Un quadro che rende necessaria l’attivazione di percorsi di recupero dell’evasione fiscale. Facendo leva su quanto già disposto a livello normativo nazionale (lo prevede l’ex D.L. 112/08 convertito nella legge133/08, in particolare il comma 17 dell’articolo 83 relativo all’efficienza dell’amministrazione finanziaria). Agenzia delle Entrate e Comuni, ad esempio, possono lavorare insieme sul recupero dell’evasione fiscale nei territori. La normativa prevede che il 30% di quanto recuperato dall’azione congiunta sia devoluto alle casse comunali.
In applicazione di questo indirizzo sono stati sviluppati già numerosi protocolli d’intesa regionali tra l’Agenzia delle Entrate e l’Anci (Associazone nazionale dei Comuni italiani), finalizzati a definire il percorso con il quale fornire tutta la strumentazione necessaria ai comuni (formazione del personale, strumentazione comprensiva del software). Dal 2008 a oggi sono stati siglati 12 protocolli regionali. A questi vanno aggiunti altri due protocolli che prevedono modalità organizzative diverse dai precedenti (Sardegna e Molise). In base al protocollo regionale, l’adesione dei Comuni è però, sino ad ora, volontaria.
Si può fare di più. La proposta del dipartimento fisco-economia dello Spi Cgil
Una proposta per dare maggiore incisività a questo percorso arriva dal dipartimento fisco economia e progetti europei dello Spi Cgil, il quale giudica positivamente i protocolli d’intesa tecnici sin qui raggiunti tra Agenzia delle Entrate e Anci regionali, ma non esaustivi rispetto a un’azione capillare che potrebbe essere potenziata e resa ancor più incisiva.
Per ottimizzare l’azione di contrasto all’evasione si considera utile giungere all’apertura di un tavolo di concertazione in ogni Regione, affinché al protocollo tecnico (tra Agenzia delle Entrate e Anci regionali) si affianchi un protocollo politico, con il coordinamento del tavolo da parte dell’ente Regione, nel quale si definisca un percorso condiviso che veda coinvolti - oltre ai soggetti istituzionali - anche le rappresentanze delle forze sociali e tra queste dei sindacati confederali e dei pensionati.
I protocolli dovrebbero definire le modalità attuative. Ad esempio sarebbe opportuna l’adesione di tutti i comuni di una stessa regione, superando il limitativo criterio dell’adesione volontaria attuale e valutando nuovi incentivi e forme di sostegno, soprattutto per i piccoli comuni, nonché la determinazione percentuale delle risorse recuperate da destinare alle politiche sociali. Tutto questo, tenendo conto delle diverse caratteristiche di ogni singola realtà comunale (popolazione infantile, anziani, servizi esistenti ecc.).
Con questo indirizzo, sostiene il dipartimento dello Spi, si darebbe realmente vita a una politica fiscale territoriale, in applicazione del Titolo V della Costituzione, che farebbe concretamente leva sulla cooperazione tra i livelli istituzionali, nonché sul principio della partecipazione democratica, attuando un vero federalismo solidale. Questo percorso può inoltre costituire un terreno fertile di incontro per il rilancio di una grande vertenzialità unitaria dei sindacati confederali di Cgil Cisl Uil e con essi dei sindacati dei pensionati e di categoria, con l’obiettivo di essere protagonisti in ogni comune per la realizzazione dei protocolli siglati, seguendone negli sviluppi progressivi in tutte le fasi, sino alla verifica dei risultati conseguiti.
(20 maggio 2010)