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17 maggio 2012
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Lettera di Cantone a l’Unità
 

I giovani e gli anziani
Sabato 27 novembre a Roma hanno sfilato insieme anziani, lavoratori e giovani. Insieme hanno riempito la piazza di San Giovanni. Insieme hanno ascoltato la musica, gli interventi e il comizio finale del Segretario generale Susanna Camusso. Camusso ha saputo trasmettere un messaggio preciso, tenere insieme le lotte di tre grandi risorse: i giovani, chi lavora e chi è in pensione, tutti uniti per il futuro del nostro paese. Al primo posto la Cgil ha messo il futuro dei giovani e il lavoro, perché senza questo futuro non c’è nulla di buono neppure per chi ha superato i sessant’anni.
I pensionati e le pensionate lo sanno bene, perché si tratta dei loro figli e dei loro nipoti. Sanno che senza lavoro devono continuare a mettere a disposizione la loro magra pensione che per oltre 9 milioni di loro non supera gli 800 euro e per almeno 3 milioni non raggiunge i 500 euro mensili. I pensionati sanno che se si vuole aver garantito un sistema di protezione sociale dignitoso occorre pensare al lavoro, alla crescita, all’occupazione di giovani e meno giovani. Occorre pensare, appunto, al futuro, perché il futuro non ha età. Per questo il nostro paese ha bisogno di tante risorse umane, che pure in un modello di società che accantona i valori portanti dell’uguaglianza, ci sono. Ci sono nei giovani e ci sono negli anziani.Per questo una risorsa non ne può cancellare un’altra e per fortuna la Cgil lo sa.

 

Lettera di Cantone a l’Unità
 

I giovani e gli anziani
Sabato 27 novembre a Roma hanno sfilato insieme anziani, lavoratori e giovani. Insieme hanno riempito la piazza di San Giovanni. Insieme hanno ascoltato la musica, gli interventi e il comizio finale del Segretario generale Susanna Camusso. Camusso ha saputo trasmettere un messaggio preciso, tenere insieme le lotte di tre grandi risorse: i giovani, chi lavora e chi è in pensione, tutti uniti per il futuro del nostro paese. Al primo posto la Cgil ha messo il futuro dei giovani e il lavoro, perché senza questo futuro non c’è nulla di buono neppure per chi ha superato i sessant’anni.
I pensionati e le pensionate lo sanno bene, perché si tratta dei loro figli e dei loro nipoti. Sanno che senza lavoro devono continuare a mettere a disposizione la loro magra pensione che per oltre 9 milioni di loro non supera gli 800 euro e per almeno 3 milioni non raggiunge i 500 euro mensili. I pensionati sanno che se si vuole aver garantito un sistema di protezione sociale dignitoso occorre pensare al lavoro, alla crescita, all’occupazione di giovani e meno giovani. Occorre pensare, appunto, al futuro, perché il futuro non ha età. Per questo il nostro paese ha bisogno di tante risorse umane, che pure in un modello di società che accantona i valori portanti dell’uguaglianza, ci sono. Ci sono nei giovani e ci sono negli anziani.Per questo una risorsa non ne può cancellare un’altra e per fortuna la Cgil lo sa.

 

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