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La giuria del Premio LiberEtà-Archivio Pieve S. Stefano “Autobiografia per una vita di lavoro e d’impegno sociale”, ha dichiarato vincitrice della tredicesima edizione del concorso Anna Gironi 73 anni di San Benedetto Val di Sambro in provincia di Bologna, con l’autobiografia, E non venisse mai giorno! Ricordi di un’infanzia contadina. La motivazione con la quale la giuria, presieduta da Alba Orti, responsabile del progetto memoria dello Spi Cgil, ha assegnato il premio è la seguente: «La memoria di Anna Gironi racconta con chiarezza, con garbo, e con efficacia, le vicende d’una famiglia mezzadrile della campagna bolognese dagli anni Trenta del Novecento. Il racconto intreccia la storia personale di Anna (gli anni della scuola, la ricerca del lavoro, la volontà forte di riscattarsi da tutti i pregiudizi sociali), una storia all’insegna della “speranza in un mondo più giusto”, con quella della società italiana fra il 1937 e il 1956 (la guerra, la ricostruzione, la democrazia, la trasformazione della società italiana, le battaglie civili, il nuovo ruolo della donna nella società)».
La rosa dei finalisti era composta da:
Marica Benazzi, Memorie di un barbiere Marica Benazzi ha raccolto le memorie dei fratelli Monteventi, Onelio, Dante, Leo e Giordano, delle loro famiglie nella grande casa della campagna emiliana, di vari aspetti della loro vita (il lavoro minorile, il riscatto delle donne), della loro militanza nella Resistenza. Ferrino Ferrini, Memorie della mia gioventù Il testo di Ferrino Ferrini ricostruisce la propria gioventù a Cervia (Ra), segnata dal lavoro e anche da una atmosfera insopportabile con le prepotenze odiose dei fascisti. poi racconta la propria militanza nella Resistenza come partigiano “Audace”. Anna Gironi, E non venisse mai giorno Anna Giorni racconta la propria vita: il lavoro mezzadrile della sua famiglia della campagna bolognese, la guerra, la scuola, il lavoro come domestica, la volontà forte di riscattarsi da tutte i pregiudizi sociali, a partire da quello tradizionale della donna. Adua Gioli, senza titolo “Una confidenza”: così Adua definisce il proprio racconto, che ricostruisce la giovinezza trascorsa aspettando il padre in Africa, gli anni tremendi della guerra, la ripresa della vita democratica, il lavoro nella Perugina, le lotte vittoriose per una vita migliore. Giorgio Pacini, Frammenti di vita Quelli di Giorgio Pacini sono molto più che “frammenti” di una vita, perché il suo racconto recupera tutta una vita esemplare dedicata al lavoro, alla Resistenza, alla militanza sindacale, sempre in nome di una lotta strenua “contro l’indifferenza”.
I segnalati dalla giuria sono:
Saverio Baio Mazzola, senza titolo Una vita interamente dedicata al riscatto dei lavoratori agrari di Caltanissetta e alla lotta alla mafia, militando dal 1945 nella Camera del lavoro, all’Alleanza contadini, ad alcune cooperative cerealicole, al consiglio comunale della città. Alberto Magnani, La vita di Pietro Francini Il testo ripercorre la vita di Pietro Francini (1908-2003), operaio di fabbrica, militante nel Pc clandestino, dirigente della Resistenza milanese, attivo dirigente della Fiom, convinto che al progresso tecnico corrisponda un analogo progresso sociale. Michele Stefanile, Vita e verità sul proletariato del Mezzogiorno Il testo di Michele Stefanile ripercorre le vicende di Oppido Lucano, centro agricolo in provincia di Potenza, ricostruite con grande ricchezza di analisi, e al tempo stesso interpretate come sintesi e simbolo della secolare questione meridionale italiana.