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Analisi. La denuncia dello Spi Cgil sui dati del governo

Lotta alla povertà: la metà dei fondi ai ceti medi e ricchi

Altro che lotta alla povertà. Su circa 4,6 miliardi di euro destinati nel 2008 dall’attuale governo alle famiglie meno abbienti, solo un terzo è andato a quelle che ne avevano davvero bisogno. La metà dei soldi sono stati dati alle famiglie ricche e del ceto benestante. E nel 2009 vista la natura degli strumenti, non può essere andata meglio. Questo il risultato dello studio condotto dallo Spi Cgil sui dati della Commissione di indagine sull’esclusione sociale che opera alle dipendenze del ministero del lavoro e che nelle tabelle pubblicate sul sito dello stesso ministero, dà conto delle risorse destinate nel 2008 all’inclusione sociale e degli effetti che queste hanno prodotto.

Social card, bonus famiglia, bonus elettrico e abolizione dell’Ici sulla prima casa: sono queste le voci prese in esame per fotografare il modo in cui sono stati ripartiti i fondi tra famiglie povere e quelle che povere non sono. Si scopre così che dei due miliardi di euro spesi per l’abolizione dell’Ici sulla prima casa, solo 23 milioni di euro sono finiti ai “poveri assoluti”, mentre ben 725 milioni di euro (il 36 per cento del totale) sono andati a vantaggio dei ricchi; un po’ meglio è andata ai “poveri relativi”, con 132 milioni di euro. Ma la parte del leone l’ha fatta la classe media, che ha ricevuto 855 milioni di euro (43 per cento del totale). Quanto al bonus famiglia, su 1.936 milioni di euro stanziati, il 75 per cento è andato alle famiglie meno abbienti, mentre il 25 per cento è comunque finito alle famiglie medie e ricche. Anche il 2,02 per cento dei 385 milioni di euro stanziati per la social card è andato a chi non ne aveva certo bisogno; così come il 5 per cento dei 282 milioni di euro spesi per il bonus elettrico.

La Commissione ha preso in esame anche il rapporto tra bisogni e risorse stanziate. Qui va ancora peggio. Infatti, scrive la Commissione, «la somma che sarebbe necessario investire per azzerare la povertà assoluta è di circa 4 miliardi di euro all’anno. Il governo finora risulta avere investito in questa direzione (escludendo il bonus famiglia, che rappresenta un’una tantum) 182 milioni di euro, il 5% circa di quanto sarebbe necessario».
Osserva poi la Commissione che «la carta acquisti ha un impatto molto selettivo a favore dei poveri, ma il numero dei beneficiari, anche potenziali, si pone ben al di sotto delle stime iniziali del governo, che parlavano di circa 1,3 milioni di persone. Se si vuole raggiungere questo obiettivo,
un ulteriore revisione dei criteri di accesso appare necessaria. L’effetto della carta sulla povertà assoluta è significativo ma inferiore alle attese. L’80 per cento dei poveri assoluti non ottiene questo trasferimento».
Conclude la Commissione: «Se l’Ici prima casa non fosse stata prima ridimensionata e poi abolita, il suo gettito sarebbe stato, da solo, quasi sufficiente per introdurre un reddito minimo capace di intaccare in modo molto significativo l’estensione della povertà assoluta».

Tutto ciò accade mentre il Parlamento e il Consiglio dell’Unione Europea hanno designato il 2010 “anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale” e mentre, nell’atto di indirizzo predisposto dal Ministro del lavoro e datato 31 luglio 2009, si legge che il 2010 sarà «una preziosa occasione per analizzare il fenomeno della povertà estrema anche alla luce delle indicazioni contenute nel Libro Bianco, nella prospettiva di adottare decisioni pragmatiche ed interventi tempestivi per incidere sul fenomeno in maniera strutturale».

Ogni commento ulteriore è superfluo e tuttavia una domanda si impone: il Ministro del lavoro, ogni tanto, riesce a leggere quanto è pubblicato sul sito del suo Ministero?

- guarda la tabella

(15.09.2010)

 

Analisi. La denuncia dello Spi Cgil sui dati del governo

Lotta alla povertà: la metà dei fondi ai ceti medi e ricchi

Altro che lotta alla povertà. Su circa 4,6 miliardi di euro destinati nel 2008 dall’attuale governo alle famiglie meno abbienti, solo un terzo è andato a quelle che ne avevano davvero bisogno. La metà dei soldi sono stati dati alle famiglie ricche e del ceto benestante. E nel 2009 vista la natura degli strumenti, non può essere andata meglio. Questo il risultato dello studio condotto dallo Spi Cgil sui dati della Commissione di indagine sull’esclusione sociale che opera alle dipendenze del ministero del lavoro e che nelle tabelle pubblicate sul sito dello stesso ministero, dà conto delle risorse destinate nel 2008 all’inclusione sociale e degli effetti che queste hanno prodotto.

Social card, bonus famiglia, bonus elettrico e abolizione dell’Ici sulla prima casa: sono queste le voci prese in esame per fotografare il modo in cui sono stati ripartiti i fondi tra famiglie povere e quelle che povere non sono. Si scopre così che dei due miliardi di euro spesi per l’abolizione dell’Ici sulla prima casa, solo 23 milioni di euro sono finiti ai “poveri assoluti”, mentre ben 725 milioni di euro (il 36 per cento del totale) sono andati a vantaggio dei ricchi; un po’ meglio è andata ai “poveri relativi”, con 132 milioni di euro. Ma la parte del leone l’ha fatta la classe media, che ha ricevuto 855 milioni di euro (43 per cento del totale). Quanto al bonus famiglia, su 1.936 milioni di euro stanziati, il 75 per cento è andato alle famiglie meno abbienti, mentre il 25 per cento è comunque finito alle famiglie medie e ricche. Anche il 2,02 per cento dei 385 milioni di euro stanziati per la social card è andato a chi non ne aveva certo bisogno; così come il 5 per cento dei 282 milioni di euro spesi per il bonus elettrico.

La Commissione ha preso in esame anche il rapporto tra bisogni e risorse stanziate. Qui va ancora peggio. Infatti, scrive la Commissione, «la somma che sarebbe necessario investire per azzerare la povertà assoluta è di circa 4 miliardi di euro all’anno. Il governo finora risulta avere investito in questa direzione (escludendo il bonus famiglia, che rappresenta un’una tantum) 182 milioni di euro, il 5% circa di quanto sarebbe necessario».
Osserva poi la Commissione che «la carta acquisti ha un impatto molto selettivo a favore dei poveri, ma il numero dei beneficiari, anche potenziali, si pone ben al di sotto delle stime iniziali del governo, che parlavano di circa 1,3 milioni di persone. Se si vuole raggiungere questo obiettivo,
un ulteriore revisione dei criteri di accesso appare necessaria. L’effetto della carta sulla povertà assoluta è significativo ma inferiore alle attese. L’80 per cento dei poveri assoluti non ottiene questo trasferimento».
Conclude la Commissione: «Se l’Ici prima casa non fosse stata prima ridimensionata e poi abolita, il suo gettito sarebbe stato, da solo, quasi sufficiente per introdurre un reddito minimo capace di intaccare in modo molto significativo l’estensione della povertà assoluta».

Tutto ciò accade mentre il Parlamento e il Consiglio dell’Unione Europea hanno designato il 2010 “anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale” e mentre, nell’atto di indirizzo predisposto dal Ministro del lavoro e datato 31 luglio 2009, si legge che il 2010 sarà «una preziosa occasione per analizzare il fenomeno della povertà estrema anche alla luce delle indicazioni contenute nel Libro Bianco, nella prospettiva di adottare decisioni pragmatiche ed interventi tempestivi per incidere sul fenomeno in maniera strutturale».

Ogni commento ulteriore è superfluo e tuttavia una domanda si impone: il Ministro del lavoro, ogni tanto, riesce a leggere quanto è pubblicato sul sito del suo Ministero?

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(15.09.2010)

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