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Finanziaria/ Carla Cantone: il segno antisociale della politica di questo Governo

 

Pochi dati rendono evidente il segno antisociale della politica di questo Governo e fanno giustizia delle posizioni di quanti la condividono apertamente o, peggio ancora, vi si oppongono a chiacchiere.

Per mesi sia Tremonti sia Sacconi avevano escluso qualsiasi intervento sulle pensioni perché la spesa previdenziale è sotto controllo e in linea con le previsioni di medio e lungo periodo.

E invece sono intervenuti con mano pesante con un taglio di circa 6,5 miliardi tra il 2011 e il 2013, senza contare gli effetti degli ulteriori tagli introdotti dal Relatore e confermati dal Governo.

Eppure, il fondo dell’Inps che eroga le pensioni ai lavoratori dipendenti è in attivo di 14,3 miliardi di euro. L’attivo si riduce a 8 miliardi a causa delle perdite registrate dai Fondi speciali (elettrici, telefonici, ferrovieri, dirigenti di imprese eccetera). I lavoratori iscritti a questi fondi sono il 2% del totale dei lavoratori iscritti ma cumulano un passivo di 6,3 miliardi. Se un intervento era necessario doveva essere indirizzato verso una maggiore equità interna al sistema, come era previsto nell’accordo di luglio 2007, che questo Governo ha letteralmente ignorato.

Tutto ciò avviene mentre nel Paese aumenta la diseguaglianza tra ricchi e poveri.

L’Istat ha comunicato che tra il 2008 e il 2009, l’anno della social card, dei bonus e delle una tantum, la povertà assoluta è aumentata.

La percentuale di famiglie assolutamente povere con persona di riferimento operaia passa dal 5,9% al 6,9%, mentre per le famiglie con a capo un lavoratore in proprio diminuisce dal 4,5% al 3,0%.

Aumenta la povertà delle famiglie con almeno un anziano. In particolare, quando l’anziano è la persona di riferimento, l’incidenza della povertà assoluta è pari al 5,5% e sale al 6,4% se è l’unico componente della famiglia. Le persone assolutamente povere sono aumentate di 200.000 unità (da 2.900.000 nel 2008 a 3.100.000 nel 2009). I consumi delle famiglie sono diminuiti del 2,9%.

Torneremo sulle ricadute di questa manovra sui lavoratori e sui pensionati, ma una cosa è chiara fin d’ora. La manovra del Governo assesta un colpo durissimo al sistema previdenziale e alle future pensioni.

Il punto di equilibrio per valutare un sistema previdenziale è basato su due concetti chiave: adeguatezza delle prestazioni e sostenibilità finanziaria.
Il Governo italiano li interpreta in modo rovesciato. Noi ce ne siamo accorti. È tempo che anche altri lo facciano.

(19.07.2010)
 

Finanziaria/ Carla Cantone: il segno antisociale della politica di questo Governo

 

Pochi dati rendono evidente il segno antisociale della politica di questo Governo e fanno giustizia delle posizioni di quanti la condividono apertamente o, peggio ancora, vi si oppongono a chiacchiere.

Per mesi sia Tremonti sia Sacconi avevano escluso qualsiasi intervento sulle pensioni perché la spesa previdenziale è sotto controllo e in linea con le previsioni di medio e lungo periodo.

E invece sono intervenuti con mano pesante con un taglio di circa 6,5 miliardi tra il 2011 e il 2013, senza contare gli effetti degli ulteriori tagli introdotti dal Relatore e confermati dal Governo.

Eppure, il fondo dell’Inps che eroga le pensioni ai lavoratori dipendenti è in attivo di 14,3 miliardi di euro. L’attivo si riduce a 8 miliardi a causa delle perdite registrate dai Fondi speciali (elettrici, telefonici, ferrovieri, dirigenti di imprese eccetera). I lavoratori iscritti a questi fondi sono il 2% del totale dei lavoratori iscritti ma cumulano un passivo di 6,3 miliardi. Se un intervento era necessario doveva essere indirizzato verso una maggiore equità interna al sistema, come era previsto nell’accordo di luglio 2007, che questo Governo ha letteralmente ignorato.

Tutto ciò avviene mentre nel Paese aumenta la diseguaglianza tra ricchi e poveri.

L’Istat ha comunicato che tra il 2008 e il 2009, l’anno della social card, dei bonus e delle una tantum, la povertà assoluta è aumentata.

La percentuale di famiglie assolutamente povere con persona di riferimento operaia passa dal 5,9% al 6,9%, mentre per le famiglie con a capo un lavoratore in proprio diminuisce dal 4,5% al 3,0%.

Aumenta la povertà delle famiglie con almeno un anziano. In particolare, quando l’anziano è la persona di riferimento, l’incidenza della povertà assoluta è pari al 5,5% e sale al 6,4% se è l’unico componente della famiglia. Le persone assolutamente povere sono aumentate di 200.000 unità (da 2.900.000 nel 2008 a 3.100.000 nel 2009). I consumi delle famiglie sono diminuiti del 2,9%.

Torneremo sulle ricadute di questa manovra sui lavoratori e sui pensionati, ma una cosa è chiara fin d’ora. La manovra del Governo assesta un colpo durissimo al sistema previdenziale e alle future pensioni.

Il punto di equilibrio per valutare un sistema previdenziale è basato su due concetti chiave: adeguatezza delle prestazioni e sostenibilità finanziaria.
Il Governo italiano li interpreta in modo rovesciato. Noi ce ne siamo accorti. È tempo che anche altri lo facciano.

(19.07.2010)
 

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