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Gli insostenibili tagli del fiscal drag

Come se già non bastassero gli importi magri di stipendi e pensioni, ci si mette anche il drenaggio fiscale (fiscal drag) a erodere i redditi di chi le tasse non le evade. Funziona come un bilancino: sale l’inflazione, si riducono le detrazioni su pensioni e stipendi. Le pensioni, ad esempio, ogni anno vengono rivalutate in base al tasso di inflazione. Il meccanismo serve a mantenere inalterato il loro potere d’acquisto. Aumentano i prezzi, aumentano quindi anche gli importi della pensione. Sin qui tutto normale. Poi entra in funzione il bilancino del fiscal drag e l’aumento della pensione, a causa del sistema progressivo di tassazione, fa diminuire le detrazioni a cui si ha diritto. Risultato: le pensioni nette non recuperano mai l’inflazione e ogni anno perdono un po’ di potere d’acquisto.

Un esempio
Chi nel 2008 percepiva una pensione lorda di 1.000 euro e netta di 885,03 euro, nel 2009 ha visto rivalutare la prima del 3,3 per cento lordo per via dell’inflazione (si chiama perequazione). La sua pensione lorda è effettivamente di 1033 (1.000 euro più il 3,3 per cento), quella netta passa invece da 885,03 a 908,19 euro. A questo punto basta un piccolo calcolo e si capisce subito che, a differenza di quella lorda, la pensione netta si è rivalutata solo del 2,6 per cento e non del 3,3 per cento (in questo caso l’importo sarebbe di circa 914,24 euro anziché 908,19 per cento). Lo 0,7 per cento di differenza se lo è mangiato il drenaggio fiscale col meccanismo dalle minori detrazioni. Risultato: i prezzi dei prodotti sono cresciuti del 3,3 per cento; il sistema fiscale che invece dovrebbe adeguare gli importi delle pensioni all’aumento del carovita, non solo non funziona ma le impoverisce mese dopo mese.

Ecco come ci si ritrova più poveri
Uno studio del dipartimento previdenza dello Spi Cgil ha calcolato (applicando anche al 1995 le attuali normative) che con questo meccanismo un pensionato che nel 1995 percepiva una pensione netta di 626,54 euro (il doppio rispetto alla minima) se avesse ricevuto una tutela completa dall’inflazione, oggi dovrebbe percepire mensilmente 892,70 euro. Ne prende invece 820,96. Tra il 1995 e il 2010 la sua pensione netta è cresciuta del 31 per cento, ma i prezzi, in questi 15 anni, sono cresciuti del 42,5 per cento. Nel 2010, quindi, su questa pensione, il drenaggio fiscale si mangia 71,74 euro al mese, 932,62 euro l’anno (vedi tabella allegata). Piano piano, poco alla volta, ecco come ci si ritrova più poveri.

(24.2.2010)


 


 

Gli insostenibili tagli del fiscal drag

Come se già non bastassero gli importi magri di stipendi e pensioni, ci si mette anche il drenaggio fiscale (fiscal drag) a erodere i redditi di chi le tasse non le evade. Funziona come un bilancino: sale l’inflazione, si riducono le detrazioni su pensioni e stipendi. Le pensioni, ad esempio, ogni anno vengono rivalutate in base al tasso di inflazione. Il meccanismo serve a mantenere inalterato il loro potere d’acquisto. Aumentano i prezzi, aumentano quindi anche gli importi della pensione. Sin qui tutto normale. Poi entra in funzione il bilancino del fiscal drag e l’aumento della pensione, a causa del sistema progressivo di tassazione, fa diminuire le detrazioni a cui si ha diritto. Risultato: le pensioni nette non recuperano mai l’inflazione e ogni anno perdono un po’ di potere d’acquisto.

Un esempio
Chi nel 2008 percepiva una pensione lorda di 1.000 euro e netta di 885,03 euro, nel 2009 ha visto rivalutare la prima del 3,3 per cento lordo per via dell’inflazione (si chiama perequazione). La sua pensione lorda è effettivamente di 1033 (1.000 euro più il 3,3 per cento), quella netta passa invece da 885,03 a 908,19 euro. A questo punto basta un piccolo calcolo e si capisce subito che, a differenza di quella lorda, la pensione netta si è rivalutata solo del 2,6 per cento e non del 3,3 per cento (in questo caso l’importo sarebbe di circa 914,24 euro anziché 908,19 per cento). Lo 0,7 per cento di differenza se lo è mangiato il drenaggio fiscale col meccanismo dalle minori detrazioni. Risultato: i prezzi dei prodotti sono cresciuti del 3,3 per cento; il sistema fiscale che invece dovrebbe adeguare gli importi delle pensioni all’aumento del carovita, non solo non funziona ma le impoverisce mese dopo mese.

Ecco come ci si ritrova più poveri
Uno studio del dipartimento previdenza dello Spi Cgil ha calcolato (applicando anche al 1995 le attuali normative) che con questo meccanismo un pensionato che nel 1995 percepiva una pensione netta di 626,54 euro (il doppio rispetto alla minima) se avesse ricevuto una tutela completa dall’inflazione, oggi dovrebbe percepire mensilmente 892,70 euro. Ne prende invece 820,96. Tra il 1995 e il 2010 la sua pensione netta è cresciuta del 31 per cento, ma i prezzi, in questi 15 anni, sono cresciuti del 42,5 per cento. Nel 2010, quindi, su questa pensione, il drenaggio fiscale si mangia 71,74 euro al mese, 932,62 euro l’anno (vedi tabella allegata). Piano piano, poco alla volta, ecco come ci si ritrova più poveri.

(24.2.2010)


 


 

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