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Cina/ Salari troppo bassi. Scioperano i lavoratori della Honda

Salari bassi e condizioni di lavoro impossibili: dopo l’ondata di suicidi nella fabbrica della Foxconn, il colosso dell’elettronica mondiale, adesso i lavoratori cinesi incrociano le braccia e bloccano la produzione auto della Honda, che in Cina sfrutta, come tutte le altre industrie, il basso costo della manodopera. In particolare, lo sciopero è stato attuato dai 1.900 addetti delle quattro fabbriche di componenti per auto aperte della fabbrica giapponese nella zona di Guangzhou nella provincia di Guangdong, sud della Cina.

I lavoratori sono scesi in sciopero rivendicando un aumento dello stipendio, ormai insufficiente per far fronte al costo crescente della vita mentre il salario minimo previsto per legge è di 900 yuan, più o meno 90 euro. Secondo giornali come il China Daily, il Financial Times e il Wall Street Journal, i manifestanti, che hanno bloccato la produzione in almeno due occasioni nelle ultime due settimane, si sono visti respingere dall’azienda la richiesta di aumento. Da qui il blocco della produzione che ha causato il fermo produzione anche in altri stabilimenti Honda presenti in Cina, causa mancanza di componenti.

«La vertenza Honda viene guardata con interesse e qualche preoccupazione dalle autorità politiche cinesi», racconta il quotidiano la Stampa. «Si teme che la protesta possa allargarsi a macchia d’olio, minando i delicati equilibri che hanno portato negli ultimi dieci anni al boom dell’economia del colosso asiatico. Lo stesso China Daily in un editoriale sosteneva che il problema degli stipendi andava in qualche modo affrontato». Anche perché, in questi ultimi anni di sviluppo esponenziale la Cina è diventato il più grande mercato mondiale dell’auto.

Lo scorso anno sono state vendute più di 13 milioni e 600 mila vetture. La politica dei bassi stipendi rischia di avere il fiato corto e di compromettere, se si innestasse una spirale di vertenze, l’armonico sviluppo economico voluto dai governanti cinesi. I quali difficilmente sarebbero disposti a tollerare un’ondata di tensioni sociali e meno che meno di disordini.

(01.06.2010)
 

Cina/ Salari troppo bassi. Scioperano i lavoratori della Honda

Salari bassi e condizioni di lavoro impossibili: dopo l’ondata di suicidi nella fabbrica della Foxconn, il colosso dell’elettronica mondiale, adesso i lavoratori cinesi incrociano le braccia e bloccano la produzione auto della Honda, che in Cina sfrutta, come tutte le altre industrie, il basso costo della manodopera. In particolare, lo sciopero è stato attuato dai 1.900 addetti delle quattro fabbriche di componenti per auto aperte della fabbrica giapponese nella zona di Guangzhou nella provincia di Guangdong, sud della Cina.

I lavoratori sono scesi in sciopero rivendicando un aumento dello stipendio, ormai insufficiente per far fronte al costo crescente della vita mentre il salario minimo previsto per legge è di 900 yuan, più o meno 90 euro. Secondo giornali come il China Daily, il Financial Times e il Wall Street Journal, i manifestanti, che hanno bloccato la produzione in almeno due occasioni nelle ultime due settimane, si sono visti respingere dall’azienda la richiesta di aumento. Da qui il blocco della produzione che ha causato il fermo produzione anche in altri stabilimenti Honda presenti in Cina, causa mancanza di componenti.

«La vertenza Honda viene guardata con interesse e qualche preoccupazione dalle autorità politiche cinesi», racconta il quotidiano la Stampa. «Si teme che la protesta possa allargarsi a macchia d’olio, minando i delicati equilibri che hanno portato negli ultimi dieci anni al boom dell’economia del colosso asiatico. Lo stesso China Daily in un editoriale sosteneva che il problema degli stipendi andava in qualche modo affrontato». Anche perché, in questi ultimi anni di sviluppo esponenziale la Cina è diventato il più grande mercato mondiale dell’auto.

Lo scorso anno sono state vendute più di 13 milioni e 600 mila vetture. La politica dei bassi stipendi rischia di avere il fiato corto e di compromettere, se si innestasse una spirale di vertenze, l’armonico sviluppo economico voluto dai governanti cinesi. I quali difficilmente sarebbero disposti a tollerare un’ondata di tensioni sociali e meno che meno di disordini.

(01.06.2010)
 

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