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17 maggio 2012
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Pensioni: è tempo di risposte

I problemi delle pensioni, ripresi dall’informazione di questi giorni, sono quelli che i pensionati della Cgil hanno più volte evidenziato: un potere d’acquisto che si riduce sempre di più (per un sistema insufficiente di adeguamento delle pensioni all’inflazione); un peso fiscale eccessivo e ingiusto; un reddito che per un numero crescente di anziani è sotto la soglia di povertà; la non autosufficienza, fenomeno che cambia la vita e che richiede risposte compiute di solidarietà. Infine, la riduzione dei coefficienti di calcolo per chi andrà in pensione domani con ulteriore indebolimento dell’assegno previdenziale.
Da tempo lo Spi chiede un confronto e una risposta al governo. E ad oggi, nessun segnale di disponibilità. E’ giusto ricordare che questi temi non nascono ora. Già con il governo Prodi spingemmo perché i problemi dei pensionati fossero all’ordine del giorno e, per il rispetto della verità, ottenemmo un accordo (Accordo sul welfare, 23 luglio 2007) che consentì la conquista della 14ma mensilità per le fasce più basse di reddito e che prevedeva una sede annuale di confronto sulla redistribuzione di quote di ricchezza del paese ai pensionati, a partire dalle fasce non coinvolte dai primi provvedimenti.
A parte il provvedimento caritatevole della social card, nulla è stato fatto dall’attuale governo, a cominciare dal non aver mai voluto dare continuità all’accordo raggiunto con il governo Prodi.
Per questo non mi convince chi, come Bonanni, fa di tutta l’erba un fascio, accusando tutti i governi, da 15 anni a questa parte, di aver tradito i pensionati. A ciascuno le proprie responsabilità. Per il governo è tempo di affrontare i problemi con coerenza e senso di responsabilità. Per il sindacato, si tratta di fare il proprio mestiere: proporre, contrattare e, se necessario, mobilitarsi. Come ha fatto lo Spi Cgil in questi ultimi mesi.

 Carla Cantone

 (11.01.2010)

-Leggi articolo in rassegna.it


 


Pensioni: è tempo di risposte

I problemi delle pensioni, ripresi dall’informazione di questi giorni, sono quelli che i pensionati della Cgil hanno più volte evidenziato: un potere d’acquisto che si riduce sempre di più (per un sistema insufficiente di adeguamento delle pensioni all’inflazione); un peso fiscale eccessivo e ingiusto; un reddito che per un numero crescente di anziani è sotto la soglia di povertà; la non autosufficienza, fenomeno che cambia la vita e che richiede risposte compiute di solidarietà. Infine, la riduzione dei coefficienti di calcolo per chi andrà in pensione domani con ulteriore indebolimento dell’assegno previdenziale.
Da tempo lo Spi chiede un confronto e una risposta al governo. E ad oggi, nessun segnale di disponibilità. E’ giusto ricordare che questi temi non nascono ora. Già con il governo Prodi spingemmo perché i problemi dei pensionati fossero all’ordine del giorno e, per il rispetto della verità, ottenemmo un accordo (Accordo sul welfare, 23 luglio 2007) che consentì la conquista della 14ma mensilità per le fasce più basse di reddito e che prevedeva una sede annuale di confronto sulla redistribuzione di quote di ricchezza del paese ai pensionati, a partire dalle fasce non coinvolte dai primi provvedimenti.
A parte il provvedimento caritatevole della social card, nulla è stato fatto dall’attuale governo, a cominciare dal non aver mai voluto dare continuità all’accordo raggiunto con il governo Prodi.
Per questo non mi convince chi, come Bonanni, fa di tutta l’erba un fascio, accusando tutti i governi, da 15 anni a questa parte, di aver tradito i pensionati. A ciascuno le proprie responsabilità. Per il governo è tempo di affrontare i problemi con coerenza e senso di responsabilità. Per il sindacato, si tratta di fare il proprio mestiere: proporre, contrattare e, se necessario, mobilitarsi. Come ha fatto lo Spi Cgil in questi ultimi mesi.

 Carla Cantone

 (11.01.2010)

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