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Primo maggio. Festa del lavoro

 

Nota del Segretario generale Spi-Cgil Ivan Pedretti e di Gabriele Cioncolini, dipartimento Politiche della Memoria Spi-Cgil

 
 

Viva il 1°Maggio, un giorno speciale, dove tutti nel partecipare con un profondo sentimento democratico devono contribuire per rinvigorire il valore autentico di questa lotta di civiltà, rammentando  i ricordi di ieri e gli impegni di oggi; una festa per i lavoratori e le lavoratrici, un 1° Maggio dove lavoro e diritti vanno rimessi al centro di una rinnovata azione politica, sociale, culturale.
Lo Spi Cgil nazionale, nella sua consolidata storia di sindacato generale confederale,  di lotta e di memoria, ha la consapevolezza che senza lavoro non c’è futuro e senza diritti non c’è uguaglianza.

E’ un giorno  carico di importanza in cui si mettono sotto la lente di ingrandimento le questioni nevralgiche del nostro Paese, in  Europa e nel mondo, primo fra tutti il lavoro, la disoccupazione, i diritti negati ai giovani, la pesantezza del Mezzogiorno, lo stato sociale che non è più puntuale alle esigenze primarie delle persone giovani e anziane, la giustizia fiscale, la crisi economica devastante. Tutto questo  in un quadro europeo e mondiale dove le destre politiche, vecchie e nuove, stanno tragicamente avanzando con una spregiudicatezza inaudita, manipolando la verità storica, senza un minimo rispetto morale verso una generazione di uomini, donne, giovani che hanno sofferto, in molti casi sacrificato la loro vita per sconfiggere gli orrori del nazi-fascismo.

La festa del mondo del lavoro deve alzare la voce, rompere il silenzio contro le nefandezze delle forze politiche di destra, che sono mercanti senza memoria,  che alzano i muri, attivano i reticolati, riproducono una nuova violenza  razzista, xenofoba, non hanno un minimo sentimento umanitario verso il problema dell’emigrazione, un disperato esodo biblico che fugge dalle guerre e da massacri che  l’Occidente ricco ha portato nelle loro terre. Un dramma senza fine, nella consapevolezza che il Mediterraneo è al centro di  una partita in cui si giocano i destini e le speranze di tanti popoli, compreso il nostro, e deve tornare un Mediterraneo di pace e di libertà.

Bisogna essere più attenti verso la preoccupante situazione nel mondo, dove “alcuni potenti” coltivano e alimentano le guerre, e con la famigerata “valigetta”,  pensano di usarla, producendo morte addirittura con strumenti nucleari e atomici e, quando va bene, ci raccontano con una cinica propaganda che hanno solo usato “bombe intelligenti” colpendo presidi strategici,  che invece hanno colpito bambini, uomini, donne, vittime innocenti di guerre che hanno voluto loro, con il solo fine di spartirsi il mondo, con un’Europa che non esprime un contrasto politico, ma che  spesso è  di un silenzio assordante. E gli stessi organismi internazionali preposti a regolare con equilibrio politico i troppi conflitti del mondo sono latitanti.

Con una riflessione squisitamente laica, forse ha ragione Papa Francesco, quando avverte il mondo che siamo in presenza di una terza guerra mondiale strisciante che sta espandendosi in tanti posti nel mondo, strumentalizzando le guerre  religiose, costruendo i pericoli del terrorismo. Dalla Festa del mondo del lavoro deve uscire un messaggio forte dal sindacato unitario Cgil Cisl Uil attraverso una  mobilitazione generale. Come  la storia sindacale ci ricorda  per sconfiggere le guerre bisogna costruire la pace.

Ecco perché il 1° Maggio deve essere una festa democratica, perché la nostra esperienza di vita vissuta ci ha insegnato che la democrazia non si conquista una volta per tutte ma va difesa e praticata con grande fatica da chi ci crede, attivando la nostra Carta Costitutiva, per cui tutti i cittadini hanno uguali diritti ed in cui da Convenzioni internazionali è garantito il diritto di asilo; ma la suddivisione  in classi, la prepotenza dei ricchi sui poveri e le spinte corporative producono un’inquietante consenso, con una forza d’urto, sociale e culturale, di cui dobbiamo di nuovo avere paura.

Il sindacato deve fare una straordinaria battaglia di civiltà realizzando un movimento di partecipazione popolare in Italia, in Europa e nel mondo per  sconfiggere questa gravissima situazione. Lo Spi Cgil è consapevole di quanto disagio e sofferenza stanno toccando le genti del nostro paese. Un paese fermo, l’economia non cresce, il lavoro manca, disoccupati e povertà aumentano l’impoverimento delle famiglie, c’è il buio sul futuro dei giovani, indifferenza sui bisogni degli anziani e dei bambini. 

Troppi diritti negati, manca un doveroso rispetto verso questa umanità di poveri troppo spesso dimenticata, che non ha bisogno di una carità pelosa ma che necessita di una materiale e duratura emancipazione per vivere dignitosamente il diritto alla propria esistenza. Se le statistiche fredde dei numeri sulle povertà vecchie e nuove le ragioniamo con attenzione e rispetto, ci rendiamo conto che questo drammatico problema sociale e non più tollerabile. Nel nostro paese il 12% delle famiglie è in grave  difficoltà economica,  i poveri si contano in 7.300.000, di questi il 35% sono anziani, il  30% sono giovani. E che dire di 600 milioni di bambini nel mondo che vivono in povertà assoluta. Non a caso Amartya Sen, premio Nobel per l’economia, ha sempre sostenuto che la  povertà non solo genera ingiustizia e disuguaglianza, ma limita la crescita e lo sviluppo e cancella libertà e democrazia.

Lo Spi Cgil, in questa preoccupante stagione del paese, ha portato da tempo in piazza il “suo popolo” con lotte e mobilitazioni generali e territoriali, non solo chiedendo il giusto per i suoi rappresentati. Le pensionate e i pensionati sono stati in prima fila nelle lotte generali dell’intero mondo del lavoro con uno spirito di “giovani combattenti” e con il senso grande di una etica di appartenenza confederale, perché queste donne e questi uomini hanno lottato nei giovani anni della propria vita per conquistare diritti, dignità, lavoro, emancipazione, rispetto.

Con questa storia impregnata di valori autentici lo Spi Cgil ha sostenuto la “Carta dei diritti universali” per un nuovo Statuto, una proposta della nostra Cgil per difendere la dignità di tutte le lavoratrici e i lavoratori, per combattere contro ogni forma di ricatto, di sfruttamento per e nel lavoro. Saremo ancora una volta protagonisti nella giornata del 1° Maggio perché la nostra presenza e partecipazione rafforza la casa comune del mondo del lavoro. Il 1° Maggio Cgil Cisl Uil saranno a Portella della Ginestra, testimoniando con la loro presenza i 70 anni dell’eccidio. Il 1° Maggio del 1947 era una festa di popolo, donne, uomini, ragazzi e quella strage di innocenti ha rappresentato una sanzione scritta con il sangue, di un nuovo equilibrio politico destinato a durare nel tempo.

Più di duemila contadini celebravano la  festa del lavoro, alcuni di loro furono trucidati dalla mafia, dalle forze politiche reazionarie latifondiste. Ma il loro sacrificio ha piantato il seme della legalità e portò alla riforma agraria, dando dignità e terra a migliaia di contadini in tutta Italia e anche oggi  questa lotta di libertà continua per sconfiggere il nuovo schiavismo.
Il messaggio che porterà il Sindacato è “Lavoro - le nostre radici - il nostro futuro”.

E’ importante ricordare le “nostre radici”, avendo sempre presente i valori della nostra Carta Costitutiva, basati sul lavoro, sull’uguaglianza, sulla giustizia sociale, sul ripudio alla guerra.
Il 1° Maggio è un bene collettivo per far vivere la memoria nel presente e rappresenta il futuro dei movimenti dei lavoratori.  Una speranza, un sogno emancipatorio. Un mondo migliore è possibile ma per raggiungerlo occorre unirsi e “marciare”, anticipando il tempo di una società non più divisa in sfruttati e sfruttatori. Il 1° Maggio resta e resterà sempre il punto di riferimento da cui far ripartire la lotta, è un filo rosso esile ma tenace, che collega il primo al dopo, la conquista per l’emancipazione del lavoro e la vittoria della democrazia.

Viva il 1° Maggio, ogni anno un maggio nuovo, una festa internazionale  di solidarietà, di amicizia, di fratellanza fra le lavoratrici e i lavoratori di tutto il mondo.

p/il Dipartimento Politiche della Memoria                   Il Segretario Generale
               Gabriele Cioncolini                                                    Ivan Pedretti