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LA STREET ART A L'AQUILA. "I NOSTRI GRAFFITI SULLE FERITE DELLA CITTA'" 

L'articolo di Cristina Nadotti oggi su "La Repubblica" racconta 
il progetto dello Spi-Cgil per portare la streetart sulle macerie del terremoto

"Il sindacato ha bisogno di rinnovarsi e sperimentare nuove forme di comunicazione" dice Ivan Pedretti

 
 
 
 
 
 

I muri di Paganica piangono. Versa grandi lacrime la donna dipinta da Solo sul lato della scuola elementare fortemente danneggiata dal terremoto del 2009. Sull'edificio all'interno della villa comunale, dove la gente del paese si riuniva per le sagre, la ragazza disegnata da Diamond ha un'espressione triste e pensierosa e sembra chiedersi dove sono finiti tutti. Ma nonostante la vena malinconica, le opere che in questi giorni alcuni tra i più importanti street artist italiani stanno realizzando nella frazione dell'Aquila per il Re Acto Fest stanno colorando i muri e i pensieri della gente, che ancora vede il suo centro storico in macerie.  A portare i writer a Paganica è un progetto promosso dallo Spi-Cgil, sindacato che rappresenta i pensionati, in collaborazione con Re Acto Fest, realtà aquilana che già da due anni organizza rassegne di arte urbana nel capoluogo abruzzese. 

Il primo anno il Re acto Fest aveva portato gli street artist sui nuovi edifici del Progetto Case dell'Aquila; nel 2015 avevano lavorato nel cento storico del capoluogo, quest'anno si sono spostati nella frazione, per ricordare che a sette anni dal sisma sono ancora moltissime le persone che vivono nelle new town, lontane dalle loro abitazioni.  Paganica è una frazione de L'Aquila, dove vivono ora circa 5mila abitanti. Il terremoto ha devastato il suo centro storico con lesioni e crolli parziali su tutti gli edifici, ma il processo di ricostruzione non è ancora del tutto partito e il cuore del paese è sostanzialmente rimasto come era subito dopo il sisma.  
Questa edizione del Re Acto Fest si chiama Effimera Editiion, a rimarcare il carattere temporaneo delle opere, realizzate su muri che dovranno essere abbattuti o ristrutturati. Ma finché ci sono, sottolineano gli organizzatori, sono importanti, servono a ricordare quel che è successo e quel che c'è da fare. «Dipingiamo sulle cicatrici» dice Diamond; «La donna che ho disegnato piange perché non è contenta di quel che vede, non può esserlo», rimarca Solo.  

Con Diamond e Solo ci sono DesX, Ironmould, Stencil Noir e Darek Blatta e alcuni writer locali, a ciascuno è stato affidato un muro sul quale liberare la fantasia con diverse tecniche di lavorazione, dallo stencil allo spray e alla pittura.  E per lo Spi-Cgil, che ha inserito il progetto nel programma della Festa nazionale di LiberEtà, che nell'edizione 2016 si terra all'Aquila dal 29 giugno al primo luglio, è l'occasione per siglare un "patto generazionale". «Il sindacato ha bisogno di rinnovarsi e sperimentare nuove forme di comunicazione - dice il segretario generale Ivan Pedretti - Le opere degli street artist sono il nostro modo per ricordare che qui c'è un'emergenza sociale e abitativa non ancora del tutto risolta, rafforzando allo stesso tempo il rapporto tra giovani e anziani».  A sentire i protagonisti il patto è ben saldo. Durante il loro lavoro i writer si sono sentiti dire che era un peccato che opere così belle fossero destinate a scomparire. Ma l'obiettivo è proprio questo, hanno spiegato gli organizzatori: le opere servono a stimolare le domande. La gente di Paganica ormai si è quasi abituata a quei muri sgretolati, ma nel vederli decorare si è chiesta perché al lavoro si sono soltanto i writer.

Roma, 25 giugno 2016

 
 
 
 
 
 
 
 

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