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Sui voucher c'è un vuoto normativo che va colmato

 
 
 

Qualora il Parlamento dovesse convertire in legge il decreto sui voucher così come è uscito dal Consiglio dei Ministri di venerdì scorso, cosa che auspico, è del tutto evidente che si viene a creare un vuoto normativo che deve essere assolutamente colmato. Per questo ritengo che vada fin da subito aperto un confronto tra governo e parti sociali per porre rimedio al tema del lavoro occasionale e accessorio.

Del resto il fine dell'iniziativa referendaria della Cgil era chiaro. Abrogare i voucher non ha mai significato infatti negare l'esistenza di questo tipo di lavoro e l'esigenza di una sua regolamentazione. Lo dico a quanti in queste ore "piangono" la cancellazione dei voucher e accusano la Cgil di favorire così il ritorno - se di ritorno si può parlare - del lavoro nero.

Si è deciso di azzerare uno strumento largamente uscito dai suoi confini e dallo spirito con cui era stato inizialmente pensato ben consapevoli che un attimo dopo ci sarebbe stato bisogno di rimettersi intorno a un tavolo.

La Cgil ha una sua proposta ed è contenuta nella Carta dei diritti del lavoro su cui sono state raccolte milioni di firme. La Carta è stata incardinata in Parlamento, altro successo della nostra iniziativa, e agli articoli 80 e 81 prevede una nuova disciplina dei lavori occasionali e accessori, con una serie di diritti - dalle ferie alla malattia - che fino a oggi non erano previsti.

Se ne parli, si apra una trattativa, ci si rimetta subito al tavolo. C'è una discussione di merito da affrontare perché è del tutto evidente che l'abrogazione di questo strumento da sola non basta a risolvere i problemi.
Obiettivo del referendum promosso dalla Cgil era quello di riaprire il grande tema del lavoro, della sua precarietà e di quale futuro e orizzonte offrire soprattutto ai nostri giovani. Era quindi un mezzo e non il fine.

Con la decisione del governo di recepire per intero i due quesiti referendari ora passiamo al secondo tempo di questa partita. Un secondo tempo in cui il sindacato dovrà fare il suo mestiere, che è quello di negoziare e contrattare soluzioni che migliorino le condizioni dei lavoratori.

(Roma, 20 marzo 2017)

Leggi l'articolo originale sul sito dell'Huffington Post


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